Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca

Risarcito con 56 euro per la cella troppo piccola, fa ricorso: detenuto ora condannato a pagarne 2 mila

La storia paradossale di un palermitano a cui il ministero della Giustizia avrebbe dovuto versare 8 euro al giorno per la settimana trascorsa nel carcere di Vigevano in uno spazio troppo angusto e in condizioni inumane e degradanti. Chiedeva lo stesso risarcimento per la reclusione al Pagliarelli, ma la Cassazione ha respinto l'istanza

Era stato recluso per una settimana in una cella troppo piccola e questo, come previsto dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, avrebbe comportato un trattamento "inumano e degradante". Il tribunale aveva accolto la rimostranza di un detenuto palermitano in relazione alla sua detenzione nel carcere di Vigevano, concedendogli 8 euro al giorno di risarcimento e condannando il ministero della Giustizia a versargli 56 euro in tutto. Salvatore D'Anna, però, voleva di più, perché a suo avviso la cella sarebbe stata troppo angusta anche quando era stato detenuto al Pagliarelli e per questo aveva impugnato l'ordinanza davanti alla Cassazione. Che, però, ha dichiarato inammissibile il suo ricorso e lo ha condannato a pagare le spese di giudizio per oltre duemila euro.

La decisione è della sesta sezione civile della Suprema Corte, presieduta da Chiara Graziosi. D'Anna aveva impugnato l'ordinanza emessa dal tribunale di Palermo il 18 luglio del 2019, con cui gli erano stati concessi i 56 euro per la reclusione "in condizioni inumane e degradanti" a Vigevano perché avrebbe avuto a disposizione in cella solo 2,6 metri quadrati e quindi meno dei 3 sanciti dalla Cedu. A Pagliarelli, invece, D'Anna avrebbe avuto a disposizione 9,35 metri quadrati di spazio personale quando era stato solo in cella e 4,67 metri quadrati quando era assieme ad un altro detenuto.

Secondo il palermitano, però, il tribunale avrebbe sbagliato i calcoli su Pagliarelli perché non avrebbe detratto dallo spazio utilizzabile nella cella l'area occupata dai letti, considerandolo invece come uno spazio fruibile. Ma, dice ora la Cassazione, nel calcolo in realtà era stato detratto l'intero spazio occupato da "arredi fissi", compresi i letti. Da qui il rigetto del ricorso e la condanna a pagare duemila euro di spese di giudizio al ministero della Giustizia.
 

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