Lunedì, 17 Maggio 2021
Cronaca

Spaccio di droga sull'asse Licata-Palermo, chieste sette condanne e cinque assoluzioni

L'inchiesta "Bazar" ha già portato a un primo processo. Il gruppo di pusher avrebbe venduto l'eroina al costo medio per dose di 30 euro. Tra gli imputati c'è anche un palermitano per il quale il pm ha chiesto la condanna a oltre 7 anni di detenzione

Sette richieste di condanna e cinque di assoluzione nel processo scaturito dall'inchiesta "Bazar" che avrebbe sgominato una piazza di spaccio di droga che ruotava attorno a Licata. A richiederle è stato pubblico ministero nel troncone del processo che si sta celebrando davanti al giudice monocratico del tribunale di Palermo, Ivana Vassallo.

Sotto accusa: Giuseppe Tinnirello, 33 anni, di Palermo, Giampiero Arrostuto, 42 anni, di Canicattì; Emanuele Marchione, 57 anni, di Licata; Antonio Truisi, 56 anni, di Licata; Antonio Montana, 47 anni, di Licata;  Diego Pelonero, 47 anni, di Licata; Melchiorre Salvatore Alabiso, 47 anni, di Licata; Salvatore Paraninfo, 32 anni, di Licata; Santa Loredana Giorgio, 40 anni, di Canicattì; Giusy Manuela Angileri, 30 anni, di Marsala; Gisella Angileri, 35 anni, di Marsala e Luciano Bonvissuto, 34 anni, di Licata.

Nel dettaglio, il pm, a conclusione della requisitoria, ha chiesto: 10 anni, 11 mesi e 20 giorni di reclusione per Arrostuto; 7 anni e 8 mesi per Tinnirello; 10 anni per Montana; 6 anni per Truisi, 4 anni per Bonvissuto, 11 anni per Giusy Manuela Angileri e 10 anni per Gisella Angileri. Richiesta di assoluzione con varie formule per gli altri imputati. I difensori (fra gli altri gli avvocati Angelo Benvenuto, Calogero Meli, Giuseppe Glicerio, Angelo Balsamo e Francesco Lumia) hanno iniziato le arringhe difensive che saranno completate il 28 maggio.

Il personaggio principale dell’indagine, svolta sul campo dai carabinieri, è Arrostuto. L’indagine nasce proprio da un’informazione dei militari che avevano appreso la circostanza che a Licata si era formato un nuovo gruppo di giovani pusher, capitanati da un pregiudicato con origini di San Cataldo di nome “Gianpiero o Piero”, il quale faceva arrivare l’eroina a Licata passando anche da altre province, in questo caso Palermo, con la complicità di altri pusher.

La droga sarebbe stata rivenduta al dettaglio, al prezzo medio per dose singola di 30 euro, da una fitta rete di spacciatori molto operativa sul territorio. Il 15 luglio del 2015 è scattata l’operazione con cinque persone che finirono agli arresti domiciliari e altre sei nei cui confronti fu disposto l’obbligo di dimora in provincia di Agrigento. L'inchiesta ha già portato a un primo processo, a carico di 16 imputati, che si è celebrato al tribunale di Agrigento e si è concluso con una sola condanna e il proscioglimento, fra assoluzioni nel merito e prescrizione dei reati, per altri 15 imputati.

Fonte: AgrigentoNotizie.it

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