"Cemento pazzo" a Mondello, Comune chiede risarcimento da mezzo milione agli imputati

Questa la somma chiesta per ripagare i danni materiali e d'immagine per il caso della presunta lottizzazione abusiva di via Miseno che vede coinvolti alcuni funzionari e dirigenti comunali. "Reati compiuti grazie all'inerzia o all'omissione dei doveri d’ufficio"

Palazzo delle Aquile, sede del Comune

Il Comune chiede mezzo milione di euro di risarcimento danni agli imputati nel processo nato dopo la costruzione di alcune abitazioni in via Miseno, a Mondello. Nel corso dell’ultima udienza è stata presentata la richiesta, firmata dall’avvocato Giovanni Airò Farulla, con la quale l’Amministrazione chiede anche la condanna penale degli acquirenti, dei costruttori, dei funzionari e dei dirigenti comunali accusati a vario titolo di lottizzazione abusiva e abuso d’ufficio. "La loro responsabilità penale - si legge nel documento - emerge de plano sia da tutti gli atti depositati in giudizio che dalle testimonianze assunte durante il dibattimento".

Si è tenuta lo scorso 28 febbraio la requisitoria del sostituto procuratore Francesco Gualtieri che ha messo in luce le anomalie sull’edificazione avviata nel 2006 e ritenuta illegittima resa possibile grazie a una "circolare ad personam" che avrebbe permesso ai costruttori di aggirare le norme tecniche di attuazione previste dal vigente Piano regolatore per realizzare tre corpi di fabbrica e dozzine di "appartaville". Alla sbarra tutti gli acquirenti tra cui risultano anche alcuni ex dirigenti (attualmente funzionari) del Comune come Mario Li Castri e Giuseppe Monteleone. La richiesta di pena più alta (3 anni), però, è stata avanzata per Lucietta Accordino, all’epoca dei fatti dirigente del Servizio di concessione e autorizzazione del Settore edilizia privata e ritenuta responsabile per il rilascio della concessione edilizia "assentita".

"E’ di tutta evidenza la responsabilità - si chiede nella richiesta di risarcimento danni da mezzo milione di euro - la fondatezza delle imputazioni attribuite dalla Procura. Non può esservi dubbio circa la illiceità della costruzione che stava realizzandosi nel territorio comunale e, quindi, il deturpamento di tale territorio cui il Comune è deputato al controllo e alla sua regolarizzazione. Il Comune - prosegue il documento - ha subito un grave danno d’immagine per cui si chiede anche la condanna in solido al pagamento dei danni morali e materiali, diretti e indiretti, quantificabili in 500 mila euro". Somma cui si aggiungerà anche una provvisionale che stabilirà eventualmente il giudice e la richiesta di confisca del terreno e della costruzione al fine di ripristinare lo status quo o, comunque, al fine di utilizzarli secondo le regole previste dalla legge.

Dopo la sentenza, attesa entro l’estate, l’Amministrazione dovrà districare un’ulteriore e aggrovigliata matassa. Dopo la relazione ispettiva commissionata dall’ex segretario generale del Comune, Fabrizio Dall’Acqua, era stata attivata la commissione disciplinare che avrebbe dovuto valutare il comportamento dei dipendenti coinvolti nella vicenda e stabilire eventuali sanzioni da applicare. E’ stato lui, dopo aver acquisito i primi atti, a trasmettere due esposti in Procura parlando di "caso specioso": uno per la vicenda edilizia, l’altra in relazione al bando per la selezione dei dirigenti tecnici di cui Palazzo delle Aquile, fatta eccezione per l’architetto Nicola Di Bartolomeo, è carente. Tanto che le istanze e le carte nel polo di via Ausonia si accumulano senza che nessuna possa firmarle portando gli uffici verso la paralisi.

Il procedimento, però, si è bloccato dopo le prime battute poiché i componenti della commissione hanno preferito attendere la definizione del processo penale per stabilire il da farsi. In caso di condanna potrebbe crearsi un ulteriore grattacapo: proprio gli architetti Li Castri e Monteleone sono in corsa per occupare due delle dieci caselle previste nel bando comunale, modificato a seguito dell’articolo pubblicato da PalermoToday e delle proteste degli altri dirigenti candidati che segnalavano alcune anomalie: "Sembra cucito addosso a qualcuno". Dopo la notizia del rinvio a giudizio il Sindaco si era costituito parte civile contro gli imputati, ma ciò non gli aveva impedito di rinnovare gli incarichi fiduciari ai due architetti ai quali oggi chiede anche (in solido) mezzo milione di euro come risarcimento danni.

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