Travolte e uccise a Brancaccio, chiesti 8 anni per il "pirata": "Andava a 108 km/h"

Questa la richiesta di condanna avanzata dai pm. Emanuele Pelli, 35 anni, è scappato dopo aver investito madre e figlia all'uscita dalla chiesa in via Fichidindia lo scorso maggio. Il perito incaricato dalla Procura: "Avesse rispettato il limite, l'incidente si poteva evitare"

Angela Merenda e Annamaria La Mantia

"Travolte da un'auto che andava a 108 chilometri/orari in un tratto dove il limite è di 50. Se la vettura avesse percorso quella strada a una velocità non superiore al limite, l’incidente si sarebbe potuto evitare”. Così ha scritto l’ingegnere incaricato dai pm nella relazione finale sulla perizia effettuata dopo l’incidente di via Fichidindia, a Brancaccio, dove lo scorso 11 maggio sono state investite e uccise madre e figlia di 63 e 43 anni, Angela Merenda e Annamaria La Mantia. Per l’automobilista Emanuele Pelli, 35 anni, i pm Felice De Benedittis e Vincenzo Amico hanno chiesto il giudizio immediato e 12 anni di reclusione per omicidio stradale (eventualmente da ridurre a 8 per il giudizio abbreviato). L’udienza di stamattina, davanti al gip del tribunale di Palermo Roberto Riggio, è stata rinviata al prossimo 5 febbraio per la difesa dell’imputato e la sentenza.

Quel giorno Angela e Annamaria erano andate come ogni venerdì nella chiesa evangelica "Dio con noi" di via Fichidindia per prendere parte a uno studio biblico settimanale. Terminato l’incontro e dopo essersi congedate dagli altri confratelli, madre e figlia sono uscite e hanno attraversato la strada per fare rientro a casa. Poi il rombo del motore di un’auto arrivata a forte velocità, i fari negli occhi e in pochi istanti si è consumata la tragedia: un impatto violentissimo che le ha scaraventate a oltre 10 metri di distanza dal punto in cui si è verificato l’impatto. “Il numero delle vittime poteva essere più alto. Diverse persone - Giovanni Orlando, pastore della Chiesa - sono riuscite a evitare di essere investite dall'auto che procedeva a forte velocità. E' stato davvero terribile".

Dopo l’incidente Pelli avrebbe avuto un attimo di esitazione: si sarebbe fermato per un paio di secondi, come se avesse voluto fermarsi. Poi avrebbe ingranato la marcia e si sarebbe allontanato rapidamente. “Secondo i testimoni che hanno assistito all’incidente da fuori la chiesa,- ricostruisce la Giesse risarcimenti, che assiste la famiglia delle vittime - il 35enne non si sarebbe neppure fermato e avrebbe proseguito dandosi alla fuga spegnendo i fari. L’uomo è stato poi rintracciato la mattina seguente e tratto in arresto dai carabinieri, dopo che la sua auto era stata ritrovata dagli agenti della polizia municipale in un parcheggio vicino a casa”. Quando sul posto sono arrivate le ambulanze del 118, per Annamaria non c'era già più nulla da fare, mentre la figlia Angela è morta poco prima di arrivare al pronto soccorso del Civico.

Davanti a giudice e pm il 35enne ha raccontato di essere uscito di casa della madre quella sera dopo aver bevuto due bicchieri di birra per tornare a casa. Pochi minuti dopo, passando da via Fichidindia, non si sarebbe accorto della presenza delle due donne che stavano attraversando la strada. “Successivamente, impaurito, si è allontanato e dirigendosi verso casa avrebbe lasciato l’auto in un vicino parcheggio, sarebbe rientrato solo per cambiarsi e poi avrebbe passato tutta la notte per strada, gettando per sua stessa ammissione il cellulare in un cespuglio, recuperandolo poi la mattina seguente, poco prima di essere raggiunto e tratto in arresto dai carabinieri”, aggiunge la Giesse risarcimenti.

“Non si può che rimanere sbigottiti di fronte a una percorrenza così elevata di un tratto le cui caratteristiche rendono pericoloso persino a 50 chilometri/orari”, si legge tra le conclusioni dell’ingegnere Mauro Trombetta, consulente tecnico d’ufficio incaricato dal pm. Il perito ha inoltre evidenziato l’impossibilità di “trovare qualche responsabilità per l’accaduto a carico dei due pedoni” e che “se la vettura avesse percorso quel tratto a una velocità non superiore al limite vigente, l’incidente si sarebbe potuto evitare”. Sulla dinamica, hanno influito inoltre “le pessime condizioni delle gomme, con l’evidente presenza di crepe sui fianchi, segnali di cottura dal sole e, addirittura, al mozzo anteriore destro, la presenza di un ruotino di scorta risalente all’epoca di acquisto della vettura, in condizioni ancor peggiori rispetto al restante treno di gomme”.

"Ogni anno siamo chiamati a gestire centinaia di incidenti mortali - sottolineano Diego Ferraro ed Ivan Greco, responsabili delle sedi Giesse presenti in Sicilia - ma mai come in questo caso ci siamo trovati dinanzi ad un comportamento tanto assurdo e irresponsabile. Correre su un’auto in pessime condizioni, non assicurata, a quella velocità lungo un tratto di strada dove a malapena riescono a passare, sfiorandosi, due auto affiancate, è un comportamento inaccettabile. Così hanno perso la vita due donne, entrambe madri di famiglia, che invece, per un assurdo paradosso, si sono sempre comportate in maniera irreprensibile”.
 

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