Cronaca

La Procura riapre le indagini sull'omicidio di Pio La Torre

A distanza di trent'anni, i pm accolgono gli appelli lanciati da intellettuali e giuristi per approfondire l'ipotesi di mandanti esterni al delitto: i suoi documenti avrebbero potuto fare chiarezza su alcune stragi

Far luce sull'omicidio di Pio La Torre, trent'anni dopo il suo omicidio. La Procura ha infatti disposto la riapertura delle indagini sull'omicidio del sindacalista ed esponente politico, assassinato la mattina del 30 aprile del 1982 a Palermo insieme al suo collaboratore Rosario Di Salvo che guidava l'automobile, accogliendo gli appelli lanciati da intellettuali e giuristi sull'ipotesi di possibili mandanti esterni al delitto. Secondo quanto pubblicato sul sito dell'Ansa, i pm, Antonio Ingroia e Ignazio De Francisci, vogliono anche approfondire una circostanza precisa: l'ipotesi che cinque professori universitari avrebbero dovuto studiare le carte che l'ex segretario regionale del Pci aveva detto di volere affidare a loro qualche giorno prima di morire. Ma La Torre non fece in tempo a consegnare i suoi appunti. Documenti che sosteneva il politico avrebbero fatto chiarezza su misteri come quello della strage di Portella della Ginestra e la "rete di rapporti tra mafia e Stato".


La circostanza di questo mancato incontro con i professori - si legge su Ansa.it - è stata rilanciata scrivono il Giornale di Sicilia e La Stampa, anche in un libro, "Chi ha ucciso Pio La Torre", curato Paolo Mondani e Armando Sorrentino che fu avvocato di parte civile nel processo per il delitto per conto dell'allora Pds. Nel volume emerge anche la pista internazionale legate alle battaglie di La Torre contro l'installazione dei missili americani nella base di Comiso.

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