Cronaca

La banda dei tir ed il mercato parallelo delle merci rubate

Dalle carte emergono i dettagli del sistema di ricettazione celato dietro i colpi messi a segno al porto. Gli appostamenti della Finanza hanno permesso di riprendere le operazioni di scarico delle merci rubate. I commercianti coinvolti

Lo scarico delle merci della banda dei tir

Dietro la banda dei tir ed il furto della merce c'era un sistema ben congegnato: la merce rubata (calcolata in circa 4 milioni di euro) finiva "magicamente" sugli scaffali di negozi e supermercati. Questi gli inquietanti retroscena emersi dalle indagini relative all'operazione "New gate", terminata con l'arresto di ventuno persone, che hanno portato alla luce un sistema di economia illegale garantito dalla complicità di alcuni commercianti. (GUARDA IL VIDEO)

"Solo sapendo che la merce da sottrarre vedrà un soggetto pronto ad acquistarla e reimmetterla nel mercato (come se fosse merce regolarmente acquistata) - spiega il gip Lorenzo Matassa al Giornale di Sicilia - si giustifica ed ha un senso l'azione delittuosa che la precede". Di fatto la banda, capeggiata da Giuseppe La Torre e Natale Abbate (fratello del boss della Kalsa "Ginu u' mitra"), poteva contare sul lavoro di alcuni ricettatori che si occupavano di smerciare i carichi rubati. In merito al colpo portato a segno ai danni della "Gambino group srl" e della "Ditraco srl" nel luglio 2012, si legge nell'ordinanza: "Dopo la rapina (le merci, ndr) furono acquistate da Buscemi e portate presso il suo esercizio commerciale in vicolo Tornabene. Le fasi di quell'azione sono state raccolte in presa diretta dalla polizia giudiziaria".

Le indagini sono proseguite per lungo tempo, tra appostamenti e pedinamenti. La guardia di finanza, infatti, ha immortalato questi passaggi anche nel caso di Vincenzo Polizzi, titolare di un panificio di via Brunetto Latini. Il giudice lo accusa di aver ricettato le oltre 8 mila bottiglie di olio extravergine destinate al mercato americano. Dalle immagini riprese dalle fiamme gialle, l'indagato viene colto in flagranza di reato mentre riceve il carico dall'autoarticolato, pronto per essere scaricato e riposto in magazzino. Sulle scatole, infatti, si potevano leggere chiaramente le indicazioni in inglese relative al mercato di destinazione. A ciò si aggiunge il fatto che l'imprenditore-vittima Manfredi Barbera "ha chiaramente indicato la destinazioni del carico sottratto due giorni prima - spiega il gip - e non ha neppure indicato Vincenzo Polizzi come suo cliente abituale".

In altre occasioni le circostanze appaiono verosimilmente identiche. E' il caso del carico di 129 biciclette rubato e rinvenuto nel deposito di un camionista di Ficarazzi. Il trasporto era stato affidato alla Trasporti Fratelli Abbate, il cui titolare era Giovanni Abbate. Con la complicità del camionista Domenico Amari, anche lui in manette, la merce non arrivò mai a destinazione e rimase nel magazzino del trasportatore, pronto per essere ricettato.

O ancora come nel caso dei 27 mila chili di filetti di tonno cotto e precongelato che, invece di finire sui banchi della ditta Nino Castiglione, approdarono nelle celle frigorifere della Veragel, dove lavorava Raffaele Russo, uno dei 21 arrestati. Secondo quanto scritto dal gip, uno dei sodali avrebbe "telefonato a Russo per assicurarsi lo stoccaggio all'interno delle celle frigorifere della Veragel" dove "Russo non avrebbe mai potuto ricevere (se non in modo consapevolmente illecito) quella enorme quantità di pesce surgelato se non attraverso un'azione materialmente complice sottratta alla verifiche contabili".

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