Cronaca Oreto-Stazione / Via dei Decollati

Un omicidio nell'oscurità: regolamento di conti finito nel sangue, il mistero dei bossoli

Indagini in corso e dubbi sulle modalità con cui è stato ucciso Dino Salvato. Vacilla l'ipotesi dell'utilizzo di un'arma da fuoco. Freddato in fondo Picone, zona Oreto, Salvato aveva tre figli. La disperazione dei familiari

I rilievi della Scientifica in fondo Picone per l'omicidio Salvato - foto Campolo

Si indaga sul movente, sull’arma utilizzata per farlo fuori e sull’esatta dinamica dell’efferato omicidio avvenuto ieri sera in fondo Picone, in zona Oreto. Tanti ancora i dubbi e poche le certezze sulla morte di Dino Salvato, 29 anni, trovato per terra con la faccia rivolta verso l’asfalto. Sul posto sono intervenuti gli agenti di polizia della Squadra Mobile che fino alle 3 di notte hanno circondato l’area per raccogliere quante più informazioni e consentire ai colleghi della Scientifica di effettuare i rilievi. Ancora non è stato possibile escludere nulla, ma le due le piste maggiormente battute per il momento sarebbero quelle della vendetta o di un regolamento di conti. Salvato era stato arrestato nel 2016, insieme al fratello, con l'accusa di avere molestato e derubato alcune ragazze alla Vucciria.

Omicidio in zona Oreto, pregiudicato ucciso a colpi di pistola

Sono le 20.48, iniziano ad arrivare le prime telefonate alla sala operativa del 113. “C’è un uomo a terra, è morto!”. Arrivano diversi agenti che trovano già sul posto alcuni amici e i parenti del pregiudicato di 29 anni. Si trova disteso per terra in un piccolo “baglio” in cui le case fatiscenti fanno da cornice, una lingua di cemento che collega fondo Picone a via dei Decollati, non lontano dalla Missione “Speranza e Carità” gestita da Biagio Conte. Il suo cadavere è a una decina di metri da una Smart di colore bianco sulla quale viaggiava Salvato, o con la quale stava scappando, quando sarebbe stato raggiunto dai suoi killer, che potrebbero essere arrivati lì dopo averlo seguito a bordo di una moto prima di far perdere le proprie tracce nell’oscurità di quelle stradine. Nessuna sembra aver visto alcunché.

Salvato abita non distante dal punto in cui è stato ucciso, in fondo Alfano, dove viveva insieme alla sua compagna, i tre figli e la propria madre. A dare l’allarme sarebbe stata proprio quest’ultima circa un quarto d’ora dopo l’uccisione del 29enne. In meno di un’ora via dei Decollati si riempie di investigatori, vigili del fuoco, amici e parenti in lacrime l’accaduto. “Ora come gli risponderò appena mi chiederanno: Dov’è papi?”. Qualcuno grida già vendetta, altri commentano gli ultimi giorni di Salvato, qualcuno fa cenno a una lite avvenuta la mattina stessa. Voci sulle quali si concentreranno anche nei prossimi giorni le attenzioni degli investigatori della Squadra Mobile guidati da Rodolfo Ruperti. Pian piano la zona si va sgombrando e sul posto restano solo le forze dell’ordine, il medico legale e il pm Bruno Brucoli.

Le immagini dal luogo dell'omicidio | Video

Fino alle 3 il cadavere di Salvato non viene spostato né girato. Resta lì, illuminato dai fari accesi dai vigili del fuoco con un gruppo elettrogeno. I poliziotti preferiscono cristallizzare la scena del delitto e ascoltare i potenziali testimoni. Due di loro, due giovani di circa 25 anni, vengono portati alla Squadra Mobile per essere interrogati: potrebbero aver visto qualcuno o qualcosa. Gli agenti della Scientifica, invece, setacciano palmo a palmo il baglio in cui si trova la Smart sulla quale sono state cercate impronte digitali e altre tracce biologiche. L’auto però è intatta. Per terra non si trova nulla, neanche i bossoli che però i killer potrebbero aver portato via per non lasciare indizi. Ma è possibile anche che abbiano utilizzato un revolver. Dettaglio che svia l’ipotesi sin da subito seguita, ovvero che Salvato sia stato ucciso con due colpi di pistola uno dei quali l’avrebbe raggiunto al volto.

Fino a tarda notte non si riesce a comprendere con chiarezza in che modo sia stato ucciso il 29enne. L’iniziale e apparente certezza sull’utilizzo di un’arma da fuoco traballa, lasciando spazio all’ipotesi che sia stato picchiato a sangue prima del colpo di grazia, assestato con un pesante oggetto contundente che lo avrebbe sfigurato. Tanto da far credere che il killer, uno o forse due, potrebbero eventualmente aver sparato a distanza ravvicinata rendendo quasi irriconoscibile Salvato. Il primo esame cadaverico, eseguito in nottata, non avrebbe evidenziato alcun foro d’uscita. Ma i dubbi sono rimasti e proprio per questo il medico legale ha deciso di eseguire un nuovo esame e una Tac sul corpo del 29enne nel reparto specializzato al Policlinico.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Un omicidio nell'oscurità: regolamento di conti finito nel sangue, il mistero dei bossoli

PalermoToday è in caricamento