Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca

Gli "scappati" tornano a comandare Pompe di benzina l’ultimo business

Secondo gli inquirenti gli uomini costretti a fuggire negli Usa hanno ritrovato "un posto a tavola". I distributori a Brancaccio "quasi tutti controllati". Tra gli arrestati un laureato in scienze giuridiche con una tesi sul pizzo

Giovanni Bosco

Gli “scappati”, cioè i boss mafiosi palermitani appartenenti alla cosca dei perdenti nella guerra dei corleonesi e costretti a fuggire negli Stati Uniti, sono tornati ai vertici di Cosa nostra. Questo quanto emerge dall'operazione antimafia che all'alba di oggi ha portato in carcere 36 persone. Tra loro ci sono anche quattro fermati dai Carabinieri del Ros: Giovanni Bosco, Alfonso Gambino, Ignazio Mannino e Matteo Inzerillo. I quattro parteciparono lo scorso febbraio a un summit mafioso a Villa Pensabene (guarda il video) alla presenza di numerosi boss. “Al loro ritorno - spiegano gli inquirenti - mantenevano un profilo basso, ma nel frattempo hanno ritrovato un loro 'posto a tavola’ recuperando il terreno perduto”.

LAUREA SUL PIZZO. Con una laurea in scienze giuridiche e una tesi sulle estorsioni e i metodi mafiosi usati da Cosa nostra, Cesare Lupo imponeva il pizzo agli imprenditori e ai commercianti del quartiere Brancaccio. Lupo, a cui viene contestata proprio l'estorsione aggravata, si era laureato tempo fa facendo una tesi proprio sul fenomeno delle estorsioni. Lo racconta lo stesso Lupo ad un suo sodale durante una intercettazione registrata.

POMPE DI BENZINA. La gestione delle pompe di benzina sarebbe uno degli ultimi business di cosa nostra. “E’ difficile trovare a Palermo, in particolare nel quartiere Brancaccio, una pompa di benzina in qualche modo non è collegata a Cosa nostra - ha spiegato in conferenza stampa il procuratore aggiunto di Palermo Ignazio De Francisci -, soprattutto attraverso quelle taroccate, che consentono di lucrare su carburante non venduto, i clan trovano una grossa fonte di guadagno”.

APPLAUSI PER SACCO. Uscendo dalla sua abitazione subito dopo essere stato fermato dagli uomini della squadra mobile, Antonino Sacco ha applaudito acclamato dai suoi figli che erano sul balcone. L'uomo prima di essere portato via dagli agenti della polizia ha guardato verso i balconi e ha nuovamente applaudito.

MESSINEO: "EVITATI FATTI DI SANGUE". Con l'operazione antimafia di oggi abbiamo prevenuto guai maggiori come fatti di sangue. I mandamenti mafiosi si stavano ricompattando ma li abbiamo fermati in tempo. Lo ha detto il Procuratore capo di Palermo Francesco Messineo. “Abbiamo ripreso un vero e proprio summit di mafia avvenuto nel febbraio scorso - ha aggiunto - con la partecipazione dei più importanti capimandamenti di Palermo”.
 

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