Bufale e allarmismi sul 5G, l'esperta: "E' una tecnologia più sicura di quelle precedenti"

Sul tema dilagano le fake news: uccelli abbattuti da campi elettromagnetici, alberi incendiati dalle antenne, persino una correlazione col Covid-19. Ilenia Tinnirello, docente della facoltà di Ingegneria elettronica, chiarisce: "Le stazioni base potrebbero stare pure nelle nostre case"

Dopo il Covid-19 creato nei laboratori segreti cinesi, ultimamente, soprattutto sui social, si è creato un grande dibattito sul 5G e circolano anche un sacco di bufale, con le quali - senza alcun fondamento scientifico - si arriva addirittura a sostenere una correlazione tra l’installazione delle antenne e la diffusione del Coronavirus.

Non solo. C’è chi parla di alberi incendiati dalla potenza delle stazioni base e di stormi di uccelli abbattuti dalle onde elettromagnetiche. Cose che non solo non sono dimostrate da alcuno studio scientifico, ma addirittura impossibili. Cos’è il 5G? E’ davvero pericoloso per la salute? Sono giustificati l’allarmismo ed il complottismo che dilagano in questi giorni? PalermoToday lo ha chiesto per fare chiarezza ad Ilenia Tinnirello (nella foto allegata), docente di Reti radiomobili alla facoltà di Ingegneria elettronica dell’Università di Palermo, che di onde elettromagnetiche quindi se ne intende.

Prima di tutto, può spiegare in termini molto semplici cos’è il 5G?
"Rappresenta la prossima evoluzione delle reti cellulari e l’innovazione consiste soprattutto nello sviluppo di nuovi servizi. Si tratta di una tecnologia che si basa su emissioni elettromagnetiche non molto diversa dal 4G, rete già esistente che, infatti, spesso verrà semplicemente integrata”.

Quali sono questi servizi in più?
“Con il 5G sarà possibile mettere in contatto non soltanto esseri umani, attraverso chiamate e scambio di dati come avviene ora, ma anche oggetti intelligenti, facendo diventare la rete una specie di computer distribuito. Per la prima volta si potranno infatti raccogliere informazioni da piccoli oggetti in modo gestirli a distanza. Questi oggetti si trovano non solo nelle nostre abitazioni, ma anche sul territorio, come semafori, per esempio, che sarà quindi possibile adeguare all’andamento del traffico, ma anche fabbriche e agricoltura intelligenti, dove il 5G consentirà di raccogliere dati e di intervenire per esempio in caso di guasti o per gestire un impianto di irrigazione”.

Questo comporta che la rete 5G sia più potente di quelle precedenti?
“Sì, ma in realtà si tratta di innovazioni che riguardano soprattutto l’architettura della rete, con l’installazione di server per consentire l’elaborazione di nuovi dati, e che non riguardano tanto, invece, la parte legata alle onde radio. Le stazioni base per il 5G potrebbero stare addirittura nelle nostre abitazioni, come un modem, e questo rende quindi le celle sempre più piccole rispetto alle tecnologie precedenti, abbassando di fatto la potenza di trasmissione, ma rendendo contestualmente la rete più potente perché più efficiente”.

I timori riguardano anche le così dette onde millimetriche, può spiegare cosa sono e come si comportano? 
“Si tratta di una banda radio che finora non è mai stata utilizzata e che è molto alta rispetto a quella delle reti cellulari. Ma sappiamo che più aumenta la frequenza e più i fenomeni di propagazione sono direttivi e ci sono quindi minori dispersioni”.

Dunque sono più sicure?
"Sì".

Esistono degli studi che dimostrano in maniera certa una correlazione tra onde elettromagnetiche e patologie varie?
“Sono stati compiuti diversi studi, ma non esistono risultati conclamati ed infatti un’esposizione prolungata ad onde elettromagnetiche a potenza elevata è definita ‘probabilmente cancerogena’. Nel 2018, una ricerca ha dimostrato che topolini maschi esposti a segnali generati da stazioni 2G e 3G avevano una probabilità maggiore di sviluppare tumori al cuore, per esempio, ma l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro classifica queste esposizioni come possibili fattori di rischio. In Italia, comunque, abbiamo la legge più restrittiva a livello europeo sulla potenza totale che può essere utilizzata”.

Tinnirello-Ilenia-2Cioè?
“Visto che esistono dei fattori di dubbio per eventuali ripercussioni sulla salute, nel nostro Paese si è deciso di fissare una soglia massima da non superare che è la più bassa in Europa. E questo varrà anche con il 5G, tanto che se nei punti in cui sarà sviluppata questa tecnologia esistessero già stazioni 2G o 3G che possano portare ad un superamento della soglia, occorrerà eventualmente spegnerle”.

Da ciò che sta spiegando si capisce che potenzialmente sarebbero più rischiose le tecnologie precedenti al 5G, è corretto?
“Sì, è così”.

Come si spiega allora tutto questo allarme?
“Devo dire che infatti non so spiegarmelo, come non capisco gli attentati ad alcune antenne che dal mio punto di vista sono ingiustificabili”.

Tra le tante notizie strampalate c’è anche quella che queste antenne sarebbero in grado si incendiare alberi. Lei è un’esperta di onde radio, le risulta? Esiste questa possibilità?
“Assolutamente no. Non è possibile. E se così fosse probabilmente si sarebbe pensato di sfruttare queste tecnologie a scopi militari, cosa che non mi risulta sia stata fatta”.

E gli stormi di uccelli abbattuti, le api che impazziscono?
“Andiamo in un campo che esula un po’ dal mio, posso dirle però che non esiste alcuno studio che dimostri queste correlazioni. Che un campo elettromagnetico possa addirittura abbattere uno stormo di uccelli non riesco ad immaginarlo neanche con tutta la fantasia possibile. Uno studio dell’Icnirp, ovvero la Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti, un organismo non governativo riconosciuto dall’Oms, ha radicalmente escluso questa possibilità, peraltro, bollando la storia dello stormo di uccelli abbattuti come una fake news”.

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L’allarmismo così diffuso potrebbe in realtà basarsi su una totale ignoranza del modo in cui funzionano questi strumenti? Voglio dire il cellulare è ormai quasi un’estensione della nostra personalità, ma chi sa concretamente come funziona un cellulare? Diventa più facile dove manca la conoscenza diffondere notizie infondate, no?
“Sì, è vero. Si parla tanto di digitalizzazione e i nostri ragazzi sicuramente sono abituati ad utilizzare la tecnologia. Altra cosa è comprenderne i meccanismi e in questo bisognerebbe effettivamente fare uno sforzo”.

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