Cronaca

Tari, negli ultimi 4 anni evasione al 45%: dalle casse del Comune mancano 193 milioni

In larga parte si tratta di utenze domestiche, ma nell'elenco ci sono anche negozi, discoteche e musei. Orlando: "Vista la situazione di crisi proporrò al Consiglio di non applicare le sanzioni più rigide alle categorie più danneggiate dal Covid"

Palazzo delle Aquile, sede del Comune

Dei circa 433 milioni di euro che l’Amministrazione avrebbe dovuto riscuotere nell’ultimo quadriennio per la Tari, la tassa sui rifiuti, dalle casse comunali ne mancano ben 193,5 milioni. Il primato dell'evasione va alla categoria delle utenze domestiche, con 108 milioni non pagati fra il 2016 e il 2019, ma questo brutto vizietto coinvolge anche negozi di abbigliamento, autosaloni, discoteche, musei, biblioteche e luoghi di culto, nonché quelle attività che, nell'ultimo anno, non hanno risentito come altre della pandemia come banche e supermercati.

Sono numeri impietosi quelli contenuti nel report realizzato dal Comune per tenere sotto controllo il fenomeno, analizzando le percentuali e le zone in cui è più difficile incassare l'imposta comunale. Il quartiere con la percentuale maggiore di evasione è Zen-San Filippo Neri, ma anche i residenti delle zone Oreto-Perez, Partanna-Mondello e Roccella-Acqua dei Corsari (quartieri che più di altri risultano pieni di discariche) non sembrano propensi in larga parte a pagare l’imposta. Solo dalle utenze domestiche di queste zone, nel 2019, non sono stati incassati quasi 5 milioni di Tari.

"Siamo di fronte a numeri - commenta il sindaco Leoluca Orlando - estremamente preoccupanti e gravi. Nonostante questo comunque, vista la situazione di crisi, intendo proporre al Consiglio comunale di non applicare le sanzioni più rigide alle categorie che effettivamente sono state danneggiate dall'emergenza Covid ma, allo stesso tempo, di procedere con il recupero verso quei soggetti, come le banche o alcune categorie commerciali, che certamente non possono lamentare danni dall'epidemia.

Nel quadriennio gli istituti di credito palermitani (che restano comunque la categoria più virtuosa) hanno evaso il 14% del pagamento dell’imposta, pari a circa 500 mila euro, ma sembra non salvarsi proprio nessuno. Le percentuali più alte di evasione si registrano nel settore alberghiero e della ristorazione e non sono esenti nemmeno quelli che durante il periodo del Covid non hanno avuto danni economici come appunto le banche o i negozi di generi alimentari (questi ultimi registrano una evasione che va dall’80% dei plurilicenza, al 73% degli ipermercati e al 64% dei supermercati).

"Spiccano in questi settori - ricostruisce il Comune - alcuni quartieri nei quali l'evasione è pressoché totale nell'arco dell'intero quadriennio 2016-2019. Non può infatti non saltare all'occhio il 100% di evasione degli alberghi in ben 5 aree della città (Leonardo da Vinci, Principe di Palagonia e Zisa) oppure l'analoga percentuale di evasione delle case di riposo in zona Montegrappa. In assoluto, il record dell'evasione spetta alla categoria delle discoteche con l'83% di Tari non pagata (497 mila euro), mentre i più virtuosi sono i titolari di edicole, farmacie, tabaccai e plurilicenze non alimentari, che evadono 'solo' il 32% (797 mila euro)".

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