Corleone, Alfano: "Ingerenze delle cosche su gestione rifiuti e riscossione tributi"

E' quanto emerge al termine dell'attività ispettiva disposta dopo lo scioglimento per mafia del Comune. Nella rete familiare "e nella comunanza di interessi il substrato nel quale si è esplicato il condizionamento dell'amministrazione", scrive il Ministro

Il ministro dell'Interno Angelino Alfano

Favori e affari tra l’amministrazione pubblica e alcune imprese riconducibili a soggetti vicini alla mafia locale, dalla riscossione dei tributi alla raccolta dei rifiuti. E' questo il ritratto emerso nella relazione firmata dal ministro dell’Interno Angelino Alfano sullo scioglimento del comune di Corleone deliberato lo scorso 10 agosto e ratificato con un decreto del presidente della Repubblica. L’indagine ispettiva disposta a gennaio dal Prefetto è servita a produrre una relazione che "dà atto della sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata e su forme di condizionamento".

Uno degli aspetti più allarmanti riguarda la contiguità tra esponenti della criminalità organizzata corleonese o tra persone ad essi vicine e gli amministratori comunali, "favorita - scrive Alfano - da un fitto intreccio di legami parentali, da rapporti di frequentazione o da una comunanza di interessi economici". Circostanza che, nell’ambito della gestione di un’amministrazione pubblica, si sarebbe trasformata in terreno fertile per le famiglie mafiose attratte dalle gestione dei business connessi alle attività del Comune. La rete familiare "e la comunanza di interessi con la criminalità organizzata hanno costituito il substrato nel quale si è esplicato il condizionamento dell'amministrazione, comprovato da una serie di fatti gravi e concreti".

Un riferimento va alla gestione del ciclo dei rifiuti, attività verso la quale la mafia nutre grande interesse, sia per i proventi che per la possibilità di controllare l’intero territorio. Il Comune, aggiunge ancora Alfano, "sfruttando le difficoltà incontrate dalla società incaricata della raccolta, ha garantito a società private, collegate a consorterie mafiose locali, lo svolgimento del servizio di raccolta rifiuti". Da quanto emerso nella relazione questa dinamica avrebbe preso piede “"in dai primi momenti di crisi dell’Ato”, con il Comune che avrebbe ostacolato le procedure di sua competenza relative all'istituzione dell'Area di raccolta ottimale.

Sarebbe stato lo stesso Sindaco, con ordinanze contingibili e urgenti, a disporre interventi sussidiari attraverso noli affidati a due imprese, "di cui una riconducibile ad un soggetto vicino alla locale famiglia mafiosa, che ne è di fatto l'amministratore, e l'altra amministrata da un componente del consiglio di amministrazione della prima". Sulle due aziende, infatti, il prefetto di Palermo aveva emanato due provvedimento  interdittivi, disponendo la cancellazione di una delle imprese e rifiutando l’iscrizione nella "white list" per l’altra. Ma questo sarebbe solo uno dei lucrosi business che sarebbero stati affidati seguendo alcuni presunti e poco limpidi rapporti.

Il comune di Corleone, infatti, ha inoltre esternalizzato il servizio di accertamento e riscossione dei tributi scegliendo un concessionario tra le società selezionate da un'associazione costituita per l'espletamento di alcuni servizi. Anche l’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione guidata da Raffaele Cantone, aveva avuto da ridire al riguardo: la ditta prescelta non avrebbe risposto ai modelli organizzativi previsti dalla normativa e, dunque, le gare espletate dalla società sarebbero risultate prive del presupposto di legittimazione. Inoltre, dall’ultimo affidamento del servizio, è stato registrato un calo del 40% sulla riscossione.

Tra i cittadini morosi, come rileva il ministro Alfano, "vi sono esponenti della locale clan e familiari di amministratori ed è inoltre significativo che il referente della società sia stato consigliere della prima assegnataria e sia affine del capo di un mandamento contiguo a quello di Corleone, come è stato accertato nel corso di indagini condotte dalle forze di polizia". Come rilevato dal prefetto di Palermo, i titolari di molte delle imprese iscritte all'albo "si trovano in rapporti di forte contiguità o addirittura di appartenenza alle locali consorterie mafiose. Dette ditte sono risultate destinatarie di affidamenti diretti o a trattativa privata per l'esecuzione di lavori o per l'espletamento di servizi di competenza comunale".

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