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Cronaca

Stop al reddito di cittadinanza: quello che il governo Meloni non dice sul sussidio

La prima offerta di lavoro da accettare per forza? Manca il decreto. L'obbligo dei corsi di formazione? Il piano non c'è. Il diploma da prendere a tutti i costi per continuare a percepire le mensilità? Il protocollo latita

Che il reddito di cittadinanza andrà a decadere nel cuore dell'estate 2023 è una certezza. Ma una certezza dalle tinte opache perché, slogan a parte, mancano i decreti e i protocolli. Gli "occupabili" riceveranno il reddito per sette mesi nell'anno corrente (prima erano 18 mesi, eventualmente rinnovabili). Chi ha tra i 18 e i 29 anni e non ha finito la scuola dell'obbligo, dovrebbe obbligatoriamente frequentare di corsi formativi. Per i percettori tra i 18 e 59 anni sarebbe stato introdotto dal 1° gennaio l'obbligo di frequentare un corso di formazione o di riqualificazione professionale di sei mesi, o si perde il sussidio. Ci sarebbe anche l’eliminazione della possibilità di rifiutare anche una sola proposta di lavoro "congrua". Tanti verbi al condizionale, come avrete notato.  

In realtà le cose sono complicate: tanto per iniziare, l'obbligo di frequentare un corso di formazione o di riqualificazione professionale di 6 mesi, pena la decadenza dal Rdc, non ha senso senza il piano formativo del ministero del Lavoro, con le modalità di fruizione dei corsi. Piano che non c'è. Arriverà il mese prossimo (forse). Dovrebbero essere le Regioni a controllare l'obbligo di frequenza a tali corsi formativi e comunicare in tempi rapidi Anpal gli elenchi dei soggetti inadempienti. Anpal a sua volta dovrà poi comunicare a Inps i soggetti inadempienti per la decadenza dal sussidio. All'Anpal, a oggi, 14 febbraio, ovviamente segnalazioni non ne arrivano.

Andiamo avanti: sull'obbligo di "diplomarsi" (in realtà si tratta di frequentare un percorso di studi, almeno una qualifica triennale) per continuare a percepire l'aiuto economico, non è che le cose vadano molto meglio. Non è stato infatti stipulato alcun protocollo da ministero dell'Istruzione e ministero del Lavoro. Non si tratta di poche centinaia di persone interessate a questi dettagli: la platea è stimata in 140mila giovani under 30 che percepiscono il sussidio e hanno al massimo la licenza di scuola media. 

L'ultima legge di bilancio dispone poi lo stop al reddito di cittadinanza se uno dei componenti del nucleo familiare percettore non accetta la prima offerta di lavoro che gli viene presentata (in precedenza era invece la seconda offerta congrua oppure la prima dopo il rinnovo  dei 18 mesi). Le caratteristiche dell'offerta da accettare "per forza" sono ancora nebulose: i criteri geografici esatti, l'adeguatezza della retribuzione o la durata del contratto saranno precisati da un decreto. Ma come notavano nei giorni scorsi autorevoli osservatori, il governo su questo punto è di fronte a un bivio non da poco: inserire le novità nel decreto Lavoro, che era atteso per gennaio, poi febbraio, poi chissà (ma per un decreto servirebbero condizioni di urgenza e necessità che qui potrebbero non esserci). Oppure pensare a un disegno di legge ad hoc, il cui iter però è molto più accidentato e lungo.

Insomma, per ora il governo Meloni per superare il reddito di cittadinanza e sostituirlo con un nuovo strumento non ha nemmeno iniziato a passare dalle parole ai fatti, a parte la "mannaia" annunciata nella legge di bilancio varata una cinquantina di giorni fa. L'esecutivo aveva dato ampie rassicurazioni sul fatto che avrebbe supportato gli occupabili accompagnandoli in un percorso di formazione, verso un impiego. Non è successo. 

In base alle stime dell'ufficio parlamentare di bilancio la stretta decisa dal governo Meloni potrebbe far perdere il beneficio al 38.5% dei nuclei familiari (e al 23% delle persone) che oggi lo ricevono. Circa 400 mila famiglie, più di mezzo milione di individui. Che oggi brancolano nel buio, non per colpa loro.

fonte Today.it

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