La diocesi di Palermo boccia il reddito di cittadinanza: "Basta furbetti"

Una lunga e dettagliata analisi pubblicata sul sito della diocesi palermitana guidata da monsignor Corrado Lorefice: "Per molti è un’ulteriore occasione per mungere lo Stato senza dar nulla in cambio. Serve più cultura del lavoro"

Don Corrado Lorefice

"Reddito di cittadinanza e legge 104? Il problema è culturale e non sarà risolto se non promuovendo vigorosamente al Sud una cultura del lavoro che, nella maggior parte della popolazione, non esiste. Nel Meridione sono in molti a cercare, più che un posto di lavoro, un posto di stipendio, dove si lavori il meno possibile". La diocesi di Palermo fa un’analisi sugli abusi del ricorso alla legge 104 dopo la denuncia del neo presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, analizzando la proposta del Movimento 5 Stelle sul reddito di cittadinanza.

Provvedimento che viene bocciato senza appello: "Tutta la battaglia elettorale dei 5 Stelle, basata sulla indignazione (del tutto condivisibile) per i vitalizi e gli altri privilegi della classe politica, non ha speso nemmeno una piccola percentuale di questa indignazione per gli abusi e gli sprechi di denaro pubblico perpetrati dai semplici cittadini nei confronti del bene comune, di cui l’uso distorto della legge 104 è un esempio. Né risulta che abbiano proposto – come bisognerebbe sicuramente fare – dure sanzioni per i “furbetti” che ne sono responsabili. Come se i governanti non fossero stati lo specchio della popolazione che li aveva eletti… E così, ora c’è chi si aspetta che con i soldi tolti ai vitalizi sarà possibile avere il reddito di cittadinanza! Senza rendersi conto che – a parte la disparità delle cifre in gioco – il vero problema (come dimostra il caso dell’abuso della legge 104) non è di spostare dei privilegi da una categoria all’altra, ma di riscoprire, in Italia, il senso di un bene comune che deve spingere tutti – parlamentari e semplici cittadini – a svolgere con piena coscienza il loro servizio alla comunità, ognuno secondo il proprio ruolo".

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La nota, firmata dal professore Giuseppe Savagnone, si conclude così: "Solo sulla base di questo chiarimento di fondo e di una politica culturale che, a partire da esso, miri efficacemente a rinnovare la situazione, l’attribuzione di un reddito di cittadinanza non si risolverà in un’ulteriore occasione per “mungere” lo Stato senza dar nulla in cambio. Saranno capaci i 5stelle di questo? E, soprattutto, saranno disponibili gli “indignati” che protestano contro i politici – per poi fare, a loro volta, nel loro piccolo, le stesse scorrettezze – a cambiare ottica? È più facile prendersela con un capro espiatorio “altro” che non rimettere in discussione se stessi. Ma il futuro del Sud – come quello del nostro intero Paese – dipende dalla risposta a queste domande".

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