Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca

Assalti ai furgoni carichi di sigarette, sgominata banda: dodici arresti

Le indagini sono state avviate dei carabinieri nel 2017. Il commando agiva sempre nello stesso modo: blocco del mezzo, sequestro dell'autista, trasferimento del carico di bionde e successivo smistamento ai ricettatori

I rapinatori in azione

Una banda dedita ad assalti ai furgoni carichi di tabacchi è stata sgominata dai carabinieri della compagnia di San Lorenzo, che hanno arrestato dodici persone. Sono ritenute responsabili - a vario titolo - di ''associazione per delinquere finalizzata alla commissione di rapine'' e ricettazione'. L'operazione è stata denominata "Tabula rasa".

I nomi degli arrestati

Le indagini sono state avviate dopo una rapina avvenuta a Capaci il 4 settembre 2017 quando tre banditi hanno bloccato un camion del centro distribuzione tabacchi. Uno dei malviventi è salito a bordo, costringendo l'autista ad andare fino alla zona litoranea di Carini, mentre l'altro fattorino è stato sequestrato, fatto salire all'interno di una Lancia Y e rilasciato a Palermo, in via Antonino Ugo. Al termine delle operazioni di trasbordo, il contenuto di sigarette trafugato è stato stimato con un valore superiore ai 50.000 euro.  Dopo circa quattro mesi di indagini è emerso che dietro ai colpi c'era una banda specializzata che agiva con le stesse modalità: blocco del furgone, sequestro dell'autista, trasferimento del carico di sigarette e successivo smistamento ai ricettatori. 

Il modus operandi

"Nelle prime ore del mattino aveva luogo un preliminare incontro tra tutti i componenti della banda - spiegano i militari dell'Arma - che poi davano seguito al programma ideato, attivando i meccanismi rodati in pregresse fasi esecutive. I rapinatori si suddividevano in più veicoli, solitamente in autovetture –  alcune rubate – e un furgone. Il mezzo del centro di distribuzione tabacchi solo inizialmente scortato, veniva atteso nella zona prossima a quella prescelta per l’azione criminosa e seguito in attesa che, dopo un certo numero di consegne alle rivendite, gli autotrasportatori restassero privi della scorta e dunque più vulnerabili. A quel punto, un’auto rubata tagliava la strada al furgone: dei tre malfattori, uno saliva a bordo di quest’ultimo e minacciando l’autista, lo obbligava a seguire l’altra autovettura, nella quale, nel frattempo, era stato sequestrato l’altro fattorino. I due mezzi raggiungevano, così, il furgone della banda, parcheggiato in un luogo defilato per permettere il trasferimento della merce lontano da occhi indiscreti. Terminata l’operazione, l’intero carico veniva trasportato in un altro luogo dove le confezioni di sigarette venivano scaricate ed occultate, per poi essere, evidentemente, piazzate a uno o più ricettatori, con conseguente congruo profitto per tutti i protagonisti della vicenda. Il gruppo interrompeva l’azione delittuosa – e la rapina non veniva consumata – ogni volta che il furgone adibito al trasporto dei tabacchi cambiava il giro di consegne ovvero quando le vedette scorgevano autovetture ritenute sospette o appartenenti alle forze dell’ordine".

Secondo quanto spiegano i carabinieri, il gruppo criminale agiva con mezzi e persone già coinvolte in reati specifici. Durante l'indagine sono stati accertati vari tentativi di rapina, evitati grazie alla presenza delle forze dell'ordine attivate tramite la centrale operativa. La banda si sarebbe potuta impossessare di tabacchi per un valore stimato in diverse migliaia di euro. "Tenuto conto che il ricavo di una rivendita di tabacchi per la vendita di un pacchetto di sigarette è pari al 10% lordo del prezzo unitario, ne consegue che il successivo piazzamento sul mercato nero avrebbe potuto fruttare sino al 80% del prezzo senza versamento di alcun tributo", spiegano gli investigatori.

La banda delle bionde in azione| Video

Le gerarchie

Al vertice dell’organizzazione per gli inquirenti c'era Cesare Unniemi che, dopo essere stato arrestato il 13 dicembre 2017, è stato subito sostituito da Vincenzo Bronzellino: i due sono definiti "organizzatori e promotori dell’associazione che sovrintendono alla fase decisionale e a tutte le operazioni, punti di riferimento essenziale per gli altri associati".

Dell’assalto al furgone si occupavano materialmente Onofrio Bronzellino, Roberto Ferrante, Giuseppe Corrao, Serafino Ferrara: suddivisi a bordo di auto, anche rubate, svolgevano il compito di vedette avvisando, se necessario, gli altri componenti, mentre la decisione di desistere e rinviare l’azione spettava ai due capi.  A occuparsi del bottino erano invece Manuel Patricolo e il suocero Michele Parlatore: i due, proprio nel giorno dell’arresto, sono stati fermati a bordo di un furgoncino che, a rapina avvenuta, doveva o servire per il trasporto della merce. Salvatore Bronzellino invece "forniva supporto ai figli Vincenzo e Onofrio, nella piena consapevolezza degli scopi illeciti del sodalizio, facendo anche da tramite tra gli stessi e altri sodali, fornendo altresì le auto da utilizzare per le rapine e accompagnando personalmente i complici nel corso del sopralluogo".

A partecipare alle attività del sodalizio, pur rimanendo al di fuori dell’associazione, si aggiunge Giuseppe Ragusa che, disponendo di un furgone cassonato, lo forniva ai complici per compiere le necessarie operazioni di trasbordo della merce.

Gli arresti del 2017 e la nuova organizzazione

Una precedente operazione aveva fatto scattare le manette per Unniemi e Ferrante, ma questo non ha fatto desistere i complici. Ben presto il gruppo si è riorganizzato assoldando nuovi membri: Scalavino e Mattarelli.

Le rapine

Ricostruita anche una rapina avvenuta il 3 agosto dello scorso anno quando, nella zona di Villagrazia, proprio Bronzellino, "dopo aver minacciato una guardia giurata addetto alla scorta di un furgone che trasportava tabacchi, l'ha costretta a salire a bordo di una Citroen rubata e gli ha sottratto della sua pistola Beretta con 13 colpi. La rapina al furgone non è stata portata a termine grazie all’intervento di un’altra guardia giurata che ha messo in fuga i rapinatori". 

Sono stati monitorati cinque tentativi, e solamente due volte il gruppo è andato a segno. I carabinieri sottolineano "la spregiudicatezza" dei dodici, capaci anche di colpire anche ripetutamente le stesse vittime, quindi persone potenzialmente in grado di riconoscere i malfattori. Altro elemento caratterizzante l'operato della banda è "la violenza con la quale ha operato, perché se è vero che non è stato accertato l’uso di armi, è altrettanto indiscutibile che gli indagati hanno sempre operato con modalità violente, quali l’immobilizzazione delle vittime; l’utilizzo di fascette bloccanti monouso; il sequestro delle vittime, costrette a seguirli fino al luogo prefissato per il trasferimento della merce".

Il linguaggio in codice

Gli indagati usano un linguaggio in codice - così come emerge dagli accordi telefonici che precedono i fatti reato o immediatamente dopo, per commentare le conseguenze degli stessi -, si tengono in contatto e si incontrano periodicamente su convocazione di Unniemi prima e Vincenzo Bronzellino poi. Dispongono di attrezzature strumentali alla commissione dei delitti  quali passamontagna, scaldacollo, guanti, e bomboletta spray necessaria per oscurare le telecamere installate all’interno del furgone.
 

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