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Alcuni frame estrapolati dalle immagini della videosorveglianza

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La mente, l'esperto e la colla sulle dita prima di entrare in banca: così agiva la banda di rapinatori

Cinque i colpi registrati a Milano e contestati a un gruppo di palermitani. Dopo l'irruzione, secondo quanto ricostruito, gli indagati minacciavano i presenti con un taglierino, attendevano 40-50 minuti per l'apertura dei caveau e poi fuggivano coi soldi

Palermo-Milano andata e ritorno. E con un ricco bottino. Gli agenti della Squadra Mobile di Milano, guidati dal dirigente Marco Calì, hanno arrestato cinque persone - tutti residenti nel capoluogo siciliano - ritenute responsabili di tre rapine e una tentata rapina avvenute in alcune filiali di Ubi Banca che si trovano nella città della Madonnina. I trasfertisti sono stati fermati in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Luigia Fioretta, su richiesta dei pm Laura Pedio e Isabella Samek Lodovici. Investigatori e inquirenti sono riusciti a dimostrare che dietro i quattro blitz avvenuti il 31 maggio, il 9 luglio, il 6 agosto e il 7 agosto negli istituti di credito di via Washington e via Friuli ci fosse la stessa firma.

"Mi servono due mastri, gente pratica": le intercettazioni | VIDEO

La mente dietro i colpi

A capo della banda c'era Gaspare A., un 43enne descritto dai poliziotti che gli hanno dato la caccia come "pianificatore, esecutore e palo". L'uomo, domiciliato a Rozzano, sfruttava la sua conoscenza del territorio per studiare i vari istituti bancari e scegliere gli obbiettivi da colpire. Lui stesso aveva affittato un appartamento in cui viveva e che usava come "covo" per ospitare in maniera riservata ogni rapinatore in arrivo da Palermo. Nelle intercettazioni lo si sente chiedere notizie su "gente pratica" da impiegare per le rapine. Durante i colpi, poi, accompagnava la "manovalanza" in auto e restava fuori ad aspettare e controllare, tranne durante un blitz dell'8 ottobre a Busto Arsizio, durante il quale era stato arrestato in flagranza.

Parrucche in testa e Attack sulle dita

Il modus operandi, che ha avuto successo due volte in via Washington e una in via Friuli, era sempre lo stesso: i due rapinatori scelti per entrare in azione si presentavano in banca con una parrucca in testa, prendevano in ostaggio clienti e dipendenti dopo averli minacciati con un taglierino e poi aspettavano i 40-50 minuti necessari per aprire i caveau temporizzati e fuggire coi soldi. In più, segno di grande "professionalità", i banditi si coprivano i polpastrelli con l'Attack per non lasciare impronte ma evitando di indossare i guanti in lattice, un dettaglio che avrebbe insospettito i dipendenti delle filiali.

I rapinatori "a chiamata"

Sotto la regia di Gaspare, stando a quanto accertato dagli uomini della sezione Antirapine guidati da Francesco Giustolisi, hanno agito due squadre diverse. I colpi in via Friuli, a maggio, e via Washington, a luglio, sono stati messi a segno da Massimiliano L., 44 anni, e Gaetano I., 42. Il primo è "l'esperto rapinatore", come ricostruito dagli investigatori, che aveva messo a disposizione del gruppo criminale la sua esperienza in tema di banche e che si occupava anche dell'ultimo sopralluogo decisivo prima del colpo. Il secondo, invece, è "il complice fidato", che veniva chiamato dallo stesso Massimiliano ogni volta che c'era bisogno.

Negli altri due blitz a "lavorare" erano invece stati altri due "banditi a chiamata", subito reclutati dalla mente dopo una discussione con l'altra coppia. Salvatore M., 50 anni, e Vincenzo L.C., 45 - assoldati direttamente da Gaspare -  avrebbero svaligiato l'Ubi di via Washington il 7 agosto, con un colpo praticamente fotocopia a quello registrato un mese prima, e avevano fallito la rapina all'Ubi di via Friuli il giorno precedente. I blitz avevano fruttato alla banda, ora finita in manette, quasi 300 mila euro in contanti (Fonte: MilanoToday.it).

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