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Alcuni dei palermitani arrestati nell'operazione Coyote

Alcuni dei palermitani arrestati nell'operazione Coyote

Da Brancaccio e Ballarò a Trapani per svaligiare banche e gioiellerie: 6 arresti

Tra loro anche il 28enne accusato del tentato omicidio del gambiano Yusupha Susso, colpito da un proiettile in via Maqueda. I palermitani avrebbero agito con otto complici, finiti in manette

Hanno messo a segno rapine in banche, gioiellerie e altre attività grazie a un sodalizio criminale che collegava con un lungo filo la provincia di Trapani a quella palermitana, arrivando sino ai quartieri di Brancaccio e Ballarò. Tra le persone coinvolte nell’operazione di polizia "Coyote" che ha portato all’arresto di 14 persone (LEGGI I NOMI) ci sono sei palermitani. In manette il 28enne Emanuele Rubino, arrestato e accusato del tentato omicidio di Yusupha Susso, il giovane gambiano colpito da un proiettile in via Maqueda (GUARDA VIDEO). A premere il grilletto - secondo la ricostruzione degli investigatori - sarebbe stato proprio Rubino, oggi detenuto accusato anche di aver preso parte all’assalto in una filiale della banca Monte dei Paschi di Siena a Partanna (Trapani).

Le indagini vengono avviate nel gennaio 2016 dopo una serie di rapine e furti messi a segno, anche grazie all’utilizzo di armi, da un gruppo criminale mazarese. Uno degli anelli di congiunzione fra le due province era il palermitano Fabio Comito, con precedenti per reati contro il patrimonio e in materia di sostanze stupefacenti. "Ha dimostrato di avere interessi criminali stabili e duraturi - spiegano dalla questura di Trapani - con i mazaresi arrestati, con riferimento all'accurata pianificazione e alla commissione di rapine ai danni di istituti bancari e gioiellerie". L’altro importante tramite tra i due gruppi criminali era Giovanni Natalizii, il 28enne pregiudicato di Mazara cui sarebbe spettato il compito di relazionarsi con due "pericolosi gruppi" di Ballarò e Brancaccio, indiziati a vario titolo per due rapine e una tentata rapina nel Trapanese.

Uno di questi fruttò alla banda un bottino da 37 mila euro. Si tratta del colpo risalente allo scorso 9 febbraio nella filiale Mps di Partanna. Sei giorni dopo una tentata rapina, sventata grazie all’intervento tempestivo della Squadra Mobile che ormai era sulle tracce dei criminali, Giovanni Natalizii e il mazarese Aldo Ferro costituirono un commando insieme ai palermitani Fabio Mustacciolo (alias “Gnè Gnè”), Marco Ferrante e Emanuele Rubino. Dopo la rapina riuscirono a nascondersi grazie a Sami Sabani (55enne di origini jugoslave) e Sabina Sabani (21enne di Castelvetrano), che misero a disposizione della banda la loro abitazione. Poi si spostarono a Mazara, nell’abitazione di Carmen Clara Villavicencio Gallon (ecuadoriana di 34 anni), in attesa che si calmassero le acque.

Gli altri due palermitani coinvolti nell’operazione di polizia e messi agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico sono Terzo Luigi e Tommaso Roberto, di 40 e 23 anni. Il primo, residente a Mazara, gestiva una sala giochi di via Valdemone dove avrebbe consentito alla banda di riunirsi per pianificare le rapine e conservare le armi utilizzate. Il 23enne, invece, è accusato del colpo (fallito grazie all’intervento delle forze dell’ordine) dello scorso 3 febbraio in una gioielleria di via Itria, a Marsala. Dopo l’ingresso di una coppia, il cui compito era quello di verificare che ci fossero le condizioni per mettere a segno il colpo, la banda composta da Giuseppa Auguanno, Aldo Ferro, Giuseppe Genco, Fabio Comito, Tommaso Roberti e Carmine Zampon fece irruzione prima di battere in ritirata. Uno dei malviventi, Aldo Ferro, era pure rimasto imbottigliato in mezzo al traffico, trovandosi costretto a lasciare l’auto e scappare a piedi, per poi chiamare la polizia e denunciare il furto del mezzo.

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