"Il rapinatore aveva capelli e carnagione chiari", ma a processo finisce un tunisino: assolto

Adam Khelifi ha rischiato una condanna a 4 anni di carcere con il rito abbreviato ed è stato salvato dal colore della sua pelle: i suoi tratti erano del tutto incompatibili con quelli dell'aggressore descritto da una donna cinese, derubata con violenza delle borsa in via Garibaldi a gennaio del 2018

La vittima appena rapinata descrive in modo chiaro il suo aggressore, perché lo ha visto bene, “frontalmente” e parla di un uomo con “capelli castano-biondi, carnagione chiara, occhiali da vista con montatura nera”. Ma a rispondere di quel colpo in tribunale è finito invece... un tunisino, con “la pelle olivastra scura, tipica della popolazione nordafricana, capelli neri” e che non ha mai portato occhiali. Per Adam Khelifi la Procura aveva chiesto una condanna a 4 anni, con il rito abbreviato. Ma proprio per l’incompatibilità tra i tratti del rapinatore e quelli dell’imputato, salvato dal colore della sua pelle, il gup Antonella Consiglio ha deciso di assolverlo. Sono state così accolte le tesi dell’avvocato Domenico Trinceri.

La rapina risale al 21 gennaio del 2018, quando una donna cinese, intorno all’ora di pranzo, era andata a buttare la spazzatura in via Garibaldi. Non lontano c’era anche suo figlio. All’improvviso la vittima era stata avvicinata da un uomo – con capelli e carnagione chiari, nonché occhiali da vista – che le aveva strappato la borsa, scaraventandola a terra e poi scappando con un complice su una Vespa bianca.
Khelifi in quel periodo era sottoposto all’obbligo di presentazione al commissariato Oreto-Stazione ed era stato proprio uno dei poliziotti a riconoscerlo “presumibilmente e verosimilmente” come l’autore della rapine. La vittima e suo figlio, nonostante abbiano fornito per ben tre volte indicazioni agli investigatori, non hanno invece mai riconosciuto con certezza l’imputato, dai tratti somatici peraltro incompatibili con quelli dell’aggressore.

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Non solo, come ha messo in evidenza l’avvocato, la casa di Khelifi non è mai stata perquisita per tentare di ritrovare la refurtiva (soldi, telefonino e documenti) e neppure la Vespa bianca, risultata peraltro rubata ad ottobre del 2017. Le immagini riprese da una telecamera di via Garibaldi, inoltre, non sarebbero sufficientemente nitide per individuare senza dubbi l’imputato. Tutto questo, sommato ai tratti somatici decisamente discrepanti con quelli del rapinatore, ha portato il giudice ad assolvere lo straniero. 

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