Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

Titolare immobilizzato e chiuso in bagno, colpo da 516 mila euro: condannato palermitano

Rapina in un laboratorio orafo. Michele Dia, 43 anni, è stato condannato con il rito abbreviato a 7 anni e 2.200 euro di multa. Faceva parte di una banda che era entrata fingendo di essere una pattuglia della guardia di finanza

Rapina, sequestro di persona, detenzione e uso di pettorine e tesserino di riconoscimento apparentemente appartenenti alla guardia di finanza. Michele Dia, palermitano di 43 anni, è stato condannato con il rito abbreviato a 7 anni e 2. 200 euro di multa (con interdizione perpetua dai pubblici uffici). Il colpo è stato messo a segno in un laboratorio orafo di Grosseto il 4 febbraio 2014 e fruttò ben 561mila euro di oggetti in oro presi dalle vetrine e dalla cassaforte. Come si legge sul Tirreno entrano in azione in tre mentre un quarto faceva funzioni di palo.

"I banditi - si legge sul Tirreno - avevano immobilizzato il titolare, mani e piedi bloccati con delle fascette di plastica e pellicola adesiva di alluminio, e l’avevano imbavagliato, per poi chiuderlo a chiave nel bagno. Chiusa anche una cliente nel frattempo sopraggiunta, cui era stata portata via la borsa. Quindi la Procura ha contestato anche il doppio sequestro di persona. Per i due coimputati iniziali, Giuseppe Vella e Antonio De Muzio, ci sarà il giudizio davanti al collegio del Tribunale. I tre erano stati tutti arrestati in seguito alle indagini della squadra mobile, su ordinanza di custodia cautelare eseguita nel dicembre 2016: un riscontro investigativo era giunto dalla rapina in banca del 30 luglio 2014 a Bassano Romano, effettuata con modalità analoghe e con sequestro di materiale molto simile a quello di Grosseto: erano stati fermati e denunciati Vella e Di Muzio". 

Al momento in cui i falsi finanzieri erano entrati in azione, apparentemente per un controllo, nel laboratorio c’erano anche un rappresentante e un cliente, fatti allontanare. "Rimasti soli - si legge sul Tirreno - il titolare era poi stato ammanettato e legato. Nel bagno era poi finita anche una cliente entrata in seguito. Il primo cliente, insospettito, aveva chiamato la guardia di finanza, mentre la cliente rimasta dentro era riuscita a liberarsi e a dare l’allarme al negozio vicino: ma la Volante della polizia di stato riuscì solo a trovare il materiale abbandonato dai malviventi fuggiti con il bottino (fascette, manette, il rotolo di pellicola adesiva). La scientifica era riuscita a trovare un’impronta digitale che però non era stata attribuita ad alcuno degli imputati.  La consistenza del traffico telefonico fra i tre nelle ore precedenti e successive al colpo ha indotto il gup a ritenere che nel periodo intermedio i tre fossero insieme".

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