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I palermitani fermati dopo la rapina del 18 aprile 2016 ai danni dell’ufficio postale di Asti

I palermitani fermati dopo la rapina del 18 aprile 2016 ai danni dell’ufficio postale di Asti

Rapina da 150 mila euro in banca: chiesti 70 anni di carcere per la banda dei palermitani

Il gruppo criminale era arrivato in Piemonte (da Ballarò) il giorno precedente alla rapina, per ripartire poco dopo avere messo a segno il blitz. Il colpo fu messo a segno nel febbraio 2016: poi le indagini e gli arresti

Sono condanne durissime quelle chieste dal pm Giorgio Nicola per la banda dei palermitani, protagonista di una rapina da 150 mila euro ad Asti. Il colpo fu a messo a segno nel febbraio 2016 nell’agenzia dell’Intesa Sanpaolo di corso Savona. Chiesti 12 anni di carcere per Carmelo Di Marzo, pregiudicato di 25 anni e Fabrizio Marchese, pregiudicato di 26 anni, i due palermitani considerati gli esecutori dell’assalto. Pena identica, 12 anni, anche per Pietro Caracappa, pregiudicato 38enne e Giuseppe Ingrassia, pregiudicato di 25 anni, i due complici che secondo le accuse erano all’esterno della banca, in corso Savona e nelle vie limitrofe, a controllare l’eventuale arrivo di pattuglie delle forze dell’ordine.

Chiesti invece 6 anni per i due presunti basisti, anche loro di origine palermitana Pietro Adamo, pregiudicato di 30 anni, e Deborah Carpico, pregudicata di 29 anni: abitano a pochi metri dalla filiale rapinata, e avrebbero partecipato all’organizzazione dell'assalto insieme ad una settima complice, Rosalia Adamo, pregiudicata palermitana di 25 anni. Anche per lei il pm ha chiesto una condanna a 6 anni.  

I palermitani arrivarono ad Asti con alcune auto prese a noleggio e trasferite verso il Nord con un traghetto Palermo-Genova. Un viaggio breve, giusto il tempo di rapinare una banca e tornare a casa. La banda finì in manette sette mesi dopo, al termine di lunghe indagini della polizia.

Il giudice Alberto Giannone pronuncerà la sentenza il 21 giugno. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Maurizio La Matina, Aldo Mirate e da alcuni legali del foro palermitano. Un’inchiesta complessa, quella condotta dai poliziotti.

Secondo la ricostruzione della polizia, che ha passato al setaccio le immagini del circuito di videosorveglianza di Asti e intercettato 47.150 telefonate per un totale di centinaia di ore di ascolto, a eseguire materialmente la rapina furono i trasfertisti pregiudicati palermitani "che hanno agito 'su commissione', potendo contare sulla connivenza e la copertura di palermitani che vivono ad Asti e dei loro parenti". I palermitani sarebbero arrivati ad Asti il giorno precedente alla rapina, per ripartire poco dopo avere messo a segno il colpo.

Ingrassia, Caracappa, Pietro Adamo e Deborah Carpico erano già stati interessati da provvedimenti restrittivi per la rapina messa a segno il 18 aprile del 2016, sempre ai danni dell’ufficio postale di Asti. Per la polizia si tratta quindi di "un gruppo criminale con base nella città di Asti e supportato da alcuni trasfertisti provenienti dalla Sicilia, dedito a organizzare e mettere a segno furti e rapine in banca". Gli inquirenti hanno definito gli arrestati dei "'professionisti del settore',  determinati e reattivi di fronte ad ogni criticità". 

E' stato accertato che Carmelo Di Marzo, qualche giorno prima che scattassero le manette, era stato in vacanza in un noto resort di Taormina. Fabrizio Marchese si era invece concesso una vacanza in barca. Al loro rientro sono stati prontamente arrestati. Marchese ha anche tentato la fuga lanciandosi letteralmente dalla finestra del primo piano della propria abitazione a Ballarò, ma è stato bloccato poco dopo.

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