"Papà, tengo io la sorellina", il racconto del superstite: mio figlio morto da eroe

Con la voce spezzata dalle lacrime Giuseppe Giordano ripercorre le ultime ore della tragedia di Casteldaccia, prima che venisse travolto dal fango. "Stavamo ballando. In un attimo è scoppiata la finestra ed è andata via la luce"

Giuseppe Giordano, sopravvissuto alla tragedia di Casteldaccia

Stavano ballando quando la furia dell’acqua ha spazzato via le loro vite. A raccontare gli attimi drammatici della tragedia che ha colpito un’intera famiglia a pochi passi da Palermo è l’unico sopravvissuto. Giuseppe Giordano è travolto dal dolore, si regge in piedi a stento e con la voce rotta dal pianto prova a ricostruire quello che è successo nella villetta a Casteldaccia, in contrada Cavallaro. “Io e mia moglie stavamo ballando quando mi sono accorto che una macchia di fango è entrata da sotto la porta. Ho alzato lo sguardo e davanti a me ho visto il pozzetto che camminava trascinato dall'acqua. Siamo scappati verso l’altra stanza, ho preso le chiavi della macchina per uscire. In un attimo è scoppiata la finestra, è caduta la parete attrezzata, è andata via la luce e non ho capito più niente”.

La disperazione del superstite: "Mi è morta tutta la famiglia"

A Casteldaccia i Giordano avevano affittato una villetta da circa due anni. Giuseppe Giordano era lì con la sua famiglia, con i suoi genitori e con i due fratelli, il nipotino, per trascorrere il ponte della festa di Ognissanti. "Quando siamo scappati verso l’altra stanza - spiega ancora - c’era mio figlio grande con la più piccola in braccio. Era sul letto, l’ha alzata per aria e mi ha detto ‘Papà, la tengo io Rachele’”. Federico, di 15 anni, era il più grande dei tre figli dell’unico superstite. In braccio teneva la piccola Rachele, di appena 1 anno, la più piccola vittima di questa strage. A perdere la vita insieme a loro anche la mamma Stefania Catanzaro, la moglie 32enne di chi racconta cosa è successo la scorsa notte.

L'esperto: "Catastrofe che si poteva evitare"

Tra le vittime, anche i genitori di Giuseppe Giordano, il padre Antonino di 65 anni e la madre Matilde Comito di 57, insieme al fratello Marco di 32 e alla sorella Monia di 40. Quest’ultima era nella villetta travolta dall’esondazione del fiume Milicia insieme al figlioletto di 3 anni, Francesco Rughoo, alla suocera Nunzia Flamia di 65, al marito e a un’altra figlia, questi ultimi scampati alla strage perché usciti prima alla ricerca di un vassoietto di dolci per proseguire la serata. “Mio cognato Luca si è alzato ed è andato a comprare un po' di dolci - prosegue ancora Giordano -. Si è portato la sua bambina e anche mia figlia Asia. È uscito intorno alle 10, poi al telefono ci ha detto che a Bagheria c’era brutto tempo, gli ho detto di andare piano. Poi il buio”.

Il sindaco: "C'era un ordine di demolizione per la villa"

Nove vite spezzate dall’esondazione di un fiume in una zona in cui, secondo il sindaco di Casteldaccia Giovanni Di Giacinto, la villa non sarebbe dovuta neppure esistere. “Sulla villa della tragedia pendeva un ordine di demolizione che è stato impugnato dai proprietari davanti al Tar. Da quanto ci risulta ancora il tribunale amministrativo non ha provveduto, per cui la demolizione non è stata possibile”, spiega il primo cittadino. Una strage dunque che, forse, si sarebbe potuta evitare. “Me ne sono andato rotolando nell’acqua. Mi sono aggrappato ad un albero e sono rimasto due ore e mezza a chiamare aiuto. Ho urlato aiuto per tutto il tempo. Se sapevano che questa diga aveva dei problemi perché non lo dicevano? ‘Non ci state in questa casa, non ci state', questo ci dovevano dire”. Urla Giordano che, in una notte d’autunno, ha perso tutto.
 

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