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Sabato, 22 Giugno 2024
Cronaca Viale delle Scienze

Rinasce la raccolta di gessi di Salinas: all'Università si inaugura la gipsoteca

La collezione, che vanta 40 pezzi, è stata completamente riordinata all'interno del Dipartimento Culture e società. Comprende diversi calchi significativi: dal Moscoforo dell’Acropoli di Atene, alla testa dell’Athena Lemnia, passando per la Venere di Milo

Una raccolta di calchi in gesso di sculture antiche come sussidio all'insegnamento dell'archeologia. A volerla, alla fine dell'800, fu l'archeologo Antonio Salinas e domani, alle 17 all’ottavo piano dell’Edificio 15 del Campus universitario di viale delle Scienze, la gipsoteca rinascerà all'interno del Dipartimento Culture e società.

Contiene un certo numero di gessi attribuiti a due delle più rinomate officine di formatori attive a Roma in quel periodo: le targhette bronzee riportano infatti i nomi dei titolari, tuttora visibili su alcuni pezzi. Si tratta della bottega di Michele Gherardi, il cui nome si legge sulle quattro lastre del fregio del Partenone e sul busto dell’Apollo del Belvedere, e di quella di Leopoldo Malpieri, come attesta il marchio di fabbrica applicato sul calco della Giunone Ludovisi. L’unico esempio di scultura della Sicilia antica presente nella raccolta, l’Efebo di Agrigento, è invece di produzione locale e può essere assegnato con buona probabilità al formatore palermitano Filippo Nicolini.

Oltre sessanta, in tutto, i gessi di sculture antiche raccolti da Salinas, nonostante i pochi mezzi a disposizione all'epoca. La sua fu la prima gipsoteca universitaria concepita a fini didattici nel nostro Paese e può vantare la presenza di due opere di grande pregio: due rarissime repliche della riproduzione miniaturizzata del fregio del Partenone e del fregio del tempio di Apollo Epicurio a Basse in Arcadia, realizzate a Londra dallo scultore scozzese John Henning nei primi decenni dell’Ottocento. La composizione comprende altri calchi particolarmente significativi: il Moscoforo dell’Acropoli di Atene, la testa dell’Athena Lemnia, una grande lekythos ateniese, l’Efebo di Subiaco, la Venere di Milo, il Giove di Otricoli e il rilievo della Nike dell’Acropoli di Atene.

Dopo la morte di Salinas, e per sua volontà, la raccolta di gessi fu trasportata nella sede storica dell’Università, nella Casa dei Padri Teatini di San Giuseppe. Diversi pezzi andarono purtroppo perduti, soprattutto a causa del terremoto del 1940 e dei bombardamenti subiti da Palermo nel 1943. La collezione, ora ridotta a quaranta gessi, rimase nei locali di via Maqueda sino a che, alla fine degli anni ’60, l’intera Facoltà di Lettere e Filosofia fu trasferita nel nuovo Campus Universitario, nell’Edificio 12. Qui, per volontà di Nicola Bonacasa, ordinario di Archeologia Classica e direttore dell’Istituto di Archeologia (poi confluito nel Dipartimento Culture e Società), la maggior parte dei calchi fu esposta negli spazi occupati dall’istituto.

Nel corso del 2015, con il trasferimento del Dipartimento Culture e Società presso l’Edificio 15, fu stata completamente riordinata all’interno di un ambiente ad essa adibito. Ciò ha permesso di recuperare anche i calchi messi in un deposito, che da lungo tempo non erano più visibili. L’allestimento della nuova gipsoteca è stato curato da Simone Rambaldi, ricercatore del Dipartimento Culture e Società, il quale ha ricostruito la storia della raccolta e pubblicato il catalogo dei gessi. Numerosi pezzi, poi, sono stati oggetto di un necessario intervento di manutenzione, ad opera di un gruppo di restauratori e allievi del corso di laurea magistrale a ciclo unico in Conservazione e restauro dei beni culturali dell’università.
 

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