PalaOreto, le gioie dello sport per cancellare le lacrime: "Così Carlo era diventato un uomo"

Nella struttura di via Santa Maria di Gesù il quinto memorial per Carlo Ruvolo, campione di canottaggio morto in un incidente avvenuto nel 2014. I genitori: "Lo sport come medicina pura, fonte di educazione, coraggio e salvaguardia della vita"

La famiglia di Carlo Ruvolo e gli altri testimonial della giornata

Non soffia sulle candeline che segnano gli anni che passano da un lustro. Il tempo, però, scorre lo stesso e la data di un compleanno si trasforma in un momento in più per ricordarlo com'è giusto che sia. Così il dolore si trasforma, per un attimo appena, in un’occasione per raccontare quanto lo sport sia fondamentale, una medicina buona, una fonte di educazione, coraggio e anche protezione della vita stessa. Carlo Ruvolo è morto in un incidente stradale a soli 22 anni. Una tragedia che ha imposto il ricordo al vivere quotidiano, il passato al futuro. Da cinque anni a questa parte così la sua famiglia ha messo in piedi una grande manifestazione. Un modo per ricordarlo, per tenerlo vicino in un modo diverso ma pur sempre vicino. 

Così il quinto Memorial Carlo Ruvolo ha acceso di commozione e applausi il PalaOreto in memoria di quel “gigante buono” campione di canottaggio che nella sua vita aveva raggiunto traguardi importanti sebbene la sua giovane età. Nell’anno in cui Carlo Ruvolo avrebbe compiuto 27 anni, il palazzetto di Santa Maria di Gesù si è così riempito di giovani, studenti e amici che hanno assistito a uno spettacolo fatto di danza, sport e musica. A presentare Katia Piazzese. Presenti, oltre alla mamma Paola, al papà Giuseppe e al fratello di Carlo, anche la Federazione di Danza Sportiva e il presidente della seconda circoscrizione Mario Greco.

Proprio i genitori di Carlo hanno scritto una lettera che è stata letta durante l’evento. “Spesso ci si chiede perché? Per quale strano disegno della vita accadono molte cose? Oggi comprendiamo e vorremmo trasmettere ad ognuno di voi che nulla succede per caso. Non lasciamo che il sacrificio e il dolore si perdano invano in un messaggio. Siamo i genitori di Carlo e come tutti i genitori siamo sempre stati molto apprensivi e protettivi nei riguardi di nostro figlio, cercando sempre con la nostra presenza di supportare ogni possibile necessità, indirizzandolo in un magico mondo chiamato sport”.

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Una lettera piena di ricordi che trasuda emozioni. “Lo sport ha permesso a Carlo di diventare ‘un vero uomo’, campione di sport e di vita, preservandolo da ogni tentazione controcorrente che questa ‘vita amara da amare’ tiene in serbo. Lo sport medicina pura, fonte di educazione, coraggio e salvaguardia della vita. Ma un tragico destino di cinque anni fa infranse i nostri sogni e quelli del nostro uomo, un gigante buono. Per diffondere ad ognuno di noi il valore e l’importanza della vita... ascoltate e osservate tutto ciò che succede attorno a noi perché non sempre sarà possibile guardarsi alle proprie spalle e tornare indietro. Ricordate sempre che a casa c’è e ci sarà sempre una mamma e un papà ad aspettarvi”.

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