Ciaculli, questore in visita al Giardino della Memoria: "Qua prima spadroneggiava la mafia"

Leopoldo Laricchia ha reso omaggio a tutte le vittime della mafia: "In questo spazio la memoria è alimentata con coraggio e passione da cronisti e magistrati. Bravi"

Il Questore di Palermo Leopoldo Laricchia questa mattina ha visitato in forma privata il Giardino della Memoria di Ciaculli e ha reso omaggio a tutte le vittime della mafia. Si tratta del sito confiscato alla mafia e gestito dal Gruppo siciliano dell’Unione cronisti italiani (Gruppo di specializzazione della Fnsi-Assostampa) e dall’Associazione nazionale magistrati sezione distrettuale di Palermo. Ad accogliere il questore – accompagnato da funzionari dell’Ufficio di Gabinetto e dal dirigente del commissariato Brancaccio - c'erano Leone Zingales, ideatore del Giardino della Memoria, e il presidente del Gruppo siciliano dell'Unci, Giuseppe Lo Bianco.

In particolare il questore si è soffermato per un momento di riflessione davanti agli alberi dedicati al presidente della Regione siciliana, Piersanti Mattarella, al giornalista Mario Francese, ai giudici Borsellino, Falcone, Morvillo e Costa, ai poliziotti e ai carabinieri trucidati nelle stragi del 1983 e del 1992, al Capo della Mobile, Boris Giuliano, e al parroco di Brancaccio, il Beato Pino Puglisi.

La visita del Questore si è svolta nel rispetto delle normative anticontagio ed i partecipanti indossavano tutti le mascherine. Leone Zingales ha illustrato la storia del Giardino, che sorge in un terreno confiscato alla mafia nel 1993, sin dalle sue origini. "Ringraziamo il Questore di Palermo per la sensibilità dimostrata – ha osservato il presidente regionale dell’Unci, Giuseppe Lo Bianco –. La sua visita al Giardino costituisce per noi cronisti un ulteriore sprone a proseguire nel percorso di tutela e valorizzazione della memoria attiva di tutte le vittime della mafia e dei suoi alleati occulti”.

"Non è sbagliato – ha detto il questore Laricchia – definire questo Giardino un luogo importante, assai significativo. Questi alberi sono stati piantati nel segno del riscatto e della volontà dei palermitani, dei siciliani tutti, di sconfiggere la consorteria mafiosa. Un piccolo tassello di legalità in una zona di Palermo che, per decenni, ha visto spadroneggiare i clan. Qui la memoria è alimentata con coraggio e con passione civile da cronisti e magistrati ai quali rivolgo senza retorica il mio ringraziamento. Bravi".

Il questore Laricchia, 61 anni, originario di Livorno e proveniente dalla Questura di Brescia, si è insediato a Palermo lo scorso ottobre. Alla città, incontrando i giornalisti alla caserma "Lungaro", si è rivolto con queste parole: "Non chiedo nulla alla città. Mi chiedo cosa posso dare io a questa città. Ringrazio il capo della Polizia per avermi dato questa grande opportunità, il grande onore di dirigere la questura più significativa d’Italia. Ringrazio il mio predecessore, Renato Cortese, per il lavoro svolto in tanti anni di attività nella lotta ai clan, ai criminali, al malaffare in tutte le sue sfaccettature".

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