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Il questore Guido Longo abbraccia il capo della Mobile Rodolfo Ruperti

Il questore Guido Longo abbraccia il capo della Mobile Rodolfo Ruperti

Il questore Guido Longo saluta Palermo: "La città si è svegliata, ma la mafia c'è ancora"

Il primo marzo al suo posto si insedierà Renato Cortese, l'uomo che ha catturato Provenzano. Longo torna in Calabria, a Vibo Valentia, dove lo assumerà la carica di prefetto

"Una Palermo vigile, attenta a quello che succede. Una società civile che osserva quello che fanno le istituzioni nel quotodiano", è questa la città che il questore Guido Longo descrive ai titoli di coda. Dal primo marzo al suo posto subenterà Renato Cortese - l'uomo che catturò Provenzano - che lascia il suo incarico di direttore dello Sco. "E' un bene che i palermitani siano diventati attenti. Noi siamo al servizio delle comunità, non bisogna mai dimenticarlo - ha detto Longo - La gestione del potere appartiene al passato". 

Longo andrà a Vibo Valentia, dove il ministro dell'Interno gli ha offerto la carica di prefetto: "Farò un lavoro diverso rispetto a quello che svolgo da 39 anni. E' una sfida per me", afferma nel corso dei saluti finali durante la conferenza stampa che si è svolta stamattina nella sede della Squadra Mobile in occasione dei 13 arresti per spaccio di droga. "Torno in Calabria terra che mi ha permesso di acquisire competenze. Lì mi sono formato come poliziotto e anche come Questore". Quello del questore però non è un addio: "Nel futuro magari ci rincontreremo. La vita è piena di sorprese".

Nell'attesa di un nuovo incontro Longo è stato salutato calorosamente dai colleghi che gli hanno regalato una targa. Oltre a ringraziare il capo della Mobile Rodolfo Ruperti che definisce "il migliore d'Italia", il questore ha speso delle belle parole anche per la stampa presente "per aver sposato la sua causa in più occasioni e per aver dato visibilità alle operazioni della Questura". Il questore lascia una città molto diversa dalla Palermo degli anni '80, dove il terrorismo mafioso era protagonista. "Grazie al lavoro svolto dalle forze di polizia e dalla magistrature le cose sono cambiate. Palermo oggi non ha problematiche specifiche ma gli stessi problemi delle altre grandi città. Bisogna però stare attenti perchè la mafia, anche se non è più quella dei corleonesi esiste ancora", continua Longo.

Ricordare e non perdere la memoria è importante per vincere la battaglia. "C'è chi è caduto per la libertà e bisogna insegnare queste storie alle nuove generazioni. Mattarella, Borsellino, Falcone, Boris e molti altri hanno perso la vita per permetterci di avere una città migliore". I giornalisti devono raccontarlo ai giovani. La stampa svolge un ruolo fondamentale, secondo il questore, narrando la verità di cui il Paese ha bisogno.  E la verità emersa durante la conferenza di oggi è che la droga è l'entrata numero uno della mafia. "Oltre a creare dipendenze - conclude Longo - crea potere economico per questo la criminalità organizzata investe nel settore. I 13 arresti di questa mattina ne sono la prova".

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