Cronaca

Siulp su Riina: "Quando un'intervista ferisce più di un colpo d'arma da fuoco"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Ieri sera nel corso della nota trasmissione televisiva "Porta a Porta", lo Stato, quello stesso Stato con la sua TV pubblica ha inferto un colpo durissimo a chi per difendere quello stesso Stato ha perso la propria vita; è come se fossero stati uccisi una seconda volta.
In quella sorta di "spot" della "FAMIGLIA" condita da una reticenza e terminologia ambigua, caratteristica degli ambienti mafiosi, è stata concessa al figlio del mafioso Riina, oltre mezz'ora di TV pubblica, sulla prima rete nazionale.
A nome dei tantissimi poliziotti palermitani che quotidianamente mettono a repentaglio la propria vita e quella delle loro famiglie, proprio per combattere la mafia, cancro assoluto e immondo della nostra terra, ci dissociamo da questa pseudo forma di
giornalismo-informazione.
Affermiamo con forza, anche per il doveroso rispetto ai tanti colleghi, magistrati, politici, giornalisti e cittadini onesti che hanno sacrificato la propria vita, l'assoluto rispetto della legalità e usando le parole di Peppino Impastato, ci sentiamo di urlare con vivo sdegno e profonda indignazione:
"LA MAFIA È UNA MONTAGNA DI MERDA".

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