Piazza Indipendenza, sit in dei testimoni di giustizia: "Basta con l'antimafia delle parole"

Chiedono "l'applicazione della legge regionale che prevede la loro assunzione nella pubblica amministrazione" e rivolgono un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il ministro Bubbico: "Stiamo lavorando per renderla applicabile"

foto Bonfardino

Sono costretti a vivere una vita di stenti, alcuni sotto falsa identità, per aver parlato, per aver denunciato i loro estorsori o perché hanno assistito ad omicidi eccellenti. Sono i testimoni di giustizia che da oltre sei mesi vivono nella precarietà perché non possono lavorare a causa di una legge mai entrata in vigore. Sono 88 in Italia e 40 solo nell'Isola. Alcuni di loro, sotto la guida dell'Associazione nazionale testimoni di giustizia, hanno deciso di farsi sentire e organizzato un sit in di protesta davanti a Palazzo d'Orleans, sede della presidenza della Regione, per battersi contro la mancata applicazione della legge regionale che prevede l'assunzione dei testimoni di giustizia nella pubblica amministrazione. Alcuni di loro, come Giuseppe Carini, incappucciati. (GUARDA IL SERVIZIO)

Il 29 agosto 2013 il governo Letta ha approvato un decreto legge che consente ai testimoni di giustizia di essere assunti nella pubblica amministrazione, come avveniva fino ad allora per le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, accogliendo così la proposta portata avanti dall'associazione nazionale testimoni di giustizia di cui Ignazio Cutrò è Presidente. Quella legge, però, in Sicilia non ha mai trovato applicazione "a causa dell'indolenza - dicono - del vice ministro dell'Interno Filippo Bubbico". 

Una protesta a oltranza che continuerà fino a quando il presidente della Regione, Rosario Crocetta, non procederà alla firma dei contratti di assunzione. A prendere parte alla manifestazione, Ignazio Cutrò, testimone di giustizia siciliano, sottoposto a un programma di protezione speciale insieme alla sua famiglia per aver denunciato i suoi estorsori; Giuseppe Carini, incappucciato, testimone chiave contro gli assassini di don Pino Puglisi, che vive oggi sotto falso nome.. E ancora Piero Di Stefano, i coniugi Candela di Villafranca, Vincenzo Conticello, Piera Aiello, donna coraggio che ha sempre sfidato le regole della sua terra, moglie del figlio di un mafioso, che nove giorni dopo il matrimonio ha assistito all'omicidio del suocero.

protesta_giuseppecariniignaziocutro-2"Siamo qui perché non vogliamo fare la fine della mia impresa, morta nel silenzio della burocrazia. Crocetta - spiega Ignazio Cutrò - deve togliersi dalle grinfie della Commissione centrale di sicurezza e confermare il nostro contratto di copertura. Ci appelliamo al presidente della Repubblica, che nel suo discorso di giuramento che detto che la lotta alla mafia è una priorità. Noi abbiamo scelto da che parte stare e non ce ne andremo fino a quando non avremo ciò che chiediamo. E' giusto combattere la mafia ma così anche la burocrazia finisce per esserlo". "Siamo stanchi di aspettare - aggiunge Carini - Siamo stanchi delle chiacchiere". Eppure Cutrò non ha dubbi e senza titubanze e con un sorriso malinconico conclude: "Tornando indietro lo rifarei cento volte". I manifestanti avrebbero dovuto essere ricevuti dal Governatore e dal segretario generale Patrizia Monterosso, ma Crocetta non era in sede.

"Facciamo appello al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinchè si ponga fine al nostro calvario - dicono - . Se è vero, come lo è, che la lotta alla mafia è una priorità per le istituzioni chiediamo che si passi dall'antimafia parolaia fatta a colpi di comunicati stampa e pacche sulle spalle a un vero e concreto sostegno a chi ha sacrificato la sua vita e quello della propria famiglia per questo Paese". A stretto giro la replica di Bubbico: "La Commissione  - precisa all'Adnkronos - sta lavorando per rendere applicabile, nel più breve tempo possibile, l'assunzione dei testimoni di giustizia della Sicilia.

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