"Una doccia a settimana e niente farmaci", detenuti in sciopero della fame al Pagliarelli

Ormai da tre giorni i carcerati del reparto di alta sicurezza hanno deciso di rifiutare il cibo. La direttrice ammette le difficoltà: "Abbiamo 1.380 persone recluse in una struttura per 700 persone". L'associazione Antigone annuncia una visita

Foto aerea del carcere Pagliarelli

“Una doccia a settimana e niente farmaci se non la Tachipirina, qualunque sia il problema del detenuto”. Terzo giorno sciopero della fame nel reparto di alta sicurezza del carcere Pagliarelli dove centinaia di carcerati, da dietro le sbarre, hanno dato il via a una protesta iniziando a rifiutare il cibo. A raccontare i disagi a PalermoToday è la moglie di un recluso, dietro le sbarre da 5 anni dopo il blitz dei carabinieri Apocalisse: “Mio marito ha la psoriasi seborroica e per fortuna noi possiamo comprargli le medicine, ma c’è chi non ha questa fortuna. E poi la doccia…una volta a settimana. Non è un trattamento umano e dignitoso. Per la sua vicenda giudiziaria siamo in appello, ma gli restano 8 anni di detenzione e ci auguriamo che la situazioni migliori”.

Ad anticipare quasi la protesta è stata la compagine siciliana di Antigone, l’associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale: “L’ultima rivolta nel carcere di Poggioreale - si legge in una nota - è l'ennesimo campanello d'allarme che ci giunge sulla situazione carceraria in Italia. I problemi sono tanti per nessuno di questi è arrivata una risposta dallo Stato. Sanità, salute mentale, spazi ridotti, mancanza di programmazione per il reinserimento, pene alternative al carcere, organici sottodimensionati della polizia penitenziaria. Un capitolo a parte riguarda, psicologi, assistenti sociali ed educatori, ridotti ormai a numeri insufficienti in proporzione alla popolazione carceraria”.

Il presidente di Antigone Sicilia, l’ex deputato regionale Pino Apprendi, ha annunciato per la prossima settimana una visita proprio al carcere Pagliarelli per vedere con i propri occhi le condizioni di detenzione alla base della protesta. Una “rivolta pacifica” che ha incassato anche la solidarietà della direttrice dell’istituto penitenziario: “Vedo giornalmente qual è la situazione e di certo questo non mi conforta. Per capire il problema - spiega - bisogna fare una premessa: quando nacque l’istituto venne progettato con impianti e strutture per 600-700 unità. Oggi abbiamo 1.380 detenuti. Ecco la ragione per cui non possono lavarsi ogni giorno bensì tre volte a settimana. Era così da prima che io fossi direttrice, ormai da 10 anni, e purtroppo nel tempo la situazione non è cambiata”.

L’altro tasto dolente riguarda la somministrazione di farmaci. “L’Asp, come impongono le direttive, ha fatto grandi sforzi per riuscire a fornirci farmaci di fascia A e B. Per quelli di fascia C - prosegue la direttrice Vazzana - siamo noi a comprarli e purtroppo i fondi assegnati dal ministero della Giustizia sono risibili rispetto alle reali necessità. Proprio in questi giorni abbiamo incontrato un detenuto che ha un problema a un occhio e vorrebbe il collirio specifico, ma ci sono dei limiti imposti dalla normativa che non possiamo travalicare. Come funziona al di fuori del carcere, chi deve comprare certi farmaci lo deve fare a spese proprie. I nostri detenuti vogliono richiamare l’attenzione dell’autorità politica, l’unica ad avere il potere di modificare le disposizioni normative. Iniziata la protesta abbiamo inoltre nuove richieste sottolineando come servano interventi più ampi”.

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