Cronaca Resuttana-San Lorenzo / Via Trinacria

I Nastrini tornano a protestare: "Siamo stanchi di vivere alla giornata, vogliamo un lavoro"

Un gruppo di disoccupati organizzati della Cub Territorio in presidio davanti all'assessorato regionale al Lavoro. "Prefettura, Regione e Comune costituiscano un tavolo tecnico per occuparsi dell'emergenza occupazionale, le fasce più deboli stanno soffrendo troppo"

Centinaia di disoccupati organizzati della Cub Territorio, appartenenti al neonato movimento dei Nastrini, sono scesi oggi in piazza per chiedere "un tavolo tecnico che veda Prefettura, Regione e Comune insieme ad occuparsi delle emergenze sociali della nostra città, nello specifico l’emergenza occupazionale che viviamo da sempre, ancor di più in questo periodo storico legato all’emergenza Covid". 

E' quanto si legge in una nota che dà notizia di un presidio davanti all'assessorato regionale al Lavoro di via Trinacria. "Sappiamo bene che le nostre rivendicazioni non saranno frutto di concessioni di chi ci governa e di chi amministra il nostro territorio. Tanti, tantissimi disoccupati giovani e meno giovani sopravvivono quotidianamente arrangiandosi occasionalmente o attraverso l’assistenzialismo, tutto questo si somma a tutti quei lavoratori precari a cui non sono stati rinnovati contratti e lavoratori in attesa che si sblocchino i licenziamenti. Chiediamo che vengano fatte ripartire attività e progetti utili per il nostro territorio e che diano un lavoro a tutti coloro che vivono alla giornata o che non sono mai stati inseriti nel mondo del lavoro" afferma un disoccupato Ora più che mai c’è l’emergenza e l’esigenza di mettere in campo un’azione di sistema che affronti la questione della disoccupazione a 360 gradi".

"Vi è una mancata redistribuzione della ricchezza e un conseguente aumento della sofferenza delle fasce più deboli - prosegue la nota -. La realtà è che in pochi evidentemente hanno compreso la portata della crisi che stiamo vivendo. Non vogliamo ricchezza infinita, vogliamo poter andare a dormire sereni, senza pensare che il giorno dopo inizia una nuova giornata all’insegna del 'come camperemo oggi?'. Ci sembra chiaro che le nostre condizioni di vita non miglioreranno se non ci uniamo e lottiamo per i nostri diritti, per un lavoro utile e dignitoso. Sappiamo che la strada è tutta in salita, ma questo non ci spaventa perché siamo determinati nel portare avanti le nostre rivendicazioni. Vogliamo e pretendiamo un futuro migliore che finora ci hanno tolto a suon di tagli al welfare, disoccupazione e precarietà; abbiamo deciso di non abbassare più la testa e muoverci insieme per raggiungere il nostro obiettivo di cambiamento radicale delle nostre condizioni di vita".

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