Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

"Laboratori d'analisi al collasso": lunedì sit in alla prefettura

Licenziamenti e riduzioni d'orario hanno già avuto inizio. Per un'applicazione "errata" del tariffario i centri privati dovranno versare 140 milioni nelle casse della Regione. Il sindacato chiede un incontro con il Governatore

Rischio licenziamenti nei laboratori d'analisi privati (foto archivio)

Monta la protesta nei laboratori d'analisi dove sono già scattati licenziamenti e riduzioni dei turni di lavoro. A far crescere la rabbia un debito da 140 milioni di euro che tutte le strutture siciliane hanno nei confronti della Regione per l'applicazione di un tariffario sbagliato che di fatto avrebbe ridotto gli incassi di circa il 40%. Annunciati sit in di fronte alle prefetture siciliane per lunedì 25 novembre.

"Garantire i livelli occupazionali - dicono Salvo Leonardi e Andrea Gattuso, della Filcams Sicilia - non graverebbe un euro in più sul bilancio regionale in quanto la parte restante dei 115 milioni del budget assegnato ai laboratori e non speso potrebbe essere ripartito per assicurare i posti di lavoro e assicurare l’importante servizio per i cittadini siciliani”. Il settore attraversa un momento difficile - si legge in una nota - dopo l’entrata in vigore del nuovo tariffario "Balduzzi" che taglia del 40% la remunerazione delle prestazioni delle strutture convenzionate e dopo la sentenza del giudice amministrativo che chiede un rimborso da parte delle strutture di 140 milioni.

Oltre alle preoccupazioni legate al proprio personale "business", i titolari dei laboratori lanciano l'allarme: come sarà possibile gestire l'enorme flusso tra ospedali e poliambulatori dove, tra l'altro, le queste prestazioni sanitarie costano in media tre volte di più che nei centri privati? "Il settore rischia - spiegano ancora Leonardi e Gattuso - di perdere molti posti di lavoro. Ci sono già stati numerosi casi di licenziamento e di riduzione di orario, ma il nostro appello è rimasto finora inascoltato”.

La Filcams cercherà di illustrare ai prefetti siciliani la situazione e di esporre le proprie proposte. Secondo i manifestanti l'unica soluzione possibile prevede l'emanazione di un decreto in cui la Regione stabilisca di applicare il tariffario nazionale, facendosi carico delle somme relative all'incremento dei costi.

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