Sciopero call center, operatori a rischio licenziamento: corteo in centro

In piazza sono scesi i 262 ex dipendenti dell'Accenture e i lavoratori di Almaviva e 4U. Manifestanti con fischietti, bandiere e lo striscione simbolo della protesta con scritto "Vertenza Almaviva il Papa: Vi sono Vicino"

Corteo degli operatori call center - foto Vincenzo Guadagno

Ci sono i 262 ex dipendenti di Accenture che hanno perso il lavoro e centinaia di operatori di Almaviva, che invece il posto rischiano di perderlo dopo le difficoltà espresse dall'azienda in una lettera inviata a Comune e Regione. Il popolo dei call center scende ancora una volta in piazza per partecipare allo sciopero nazionale dei lavoratori del settore. Si sono radunati a piazza Marina, poi le centinaia manifestanti hanno marciato in corteo fino a raggiungere piazza Indipendenza e fermarsi davanti alla sede della presidenza della Regione per chiedere un incontro col governatore Crocetta.

In strada ci sono i lavoratori con fischietti, bandiere e lo striscione simbolo della protesta con scritto "Vertenza Almaviva il Papa: Vi sono Vicino". Tanti anche i cori: "Il lavoro non si tocca, il lavoro non si tocca" (GUARDA IL VIDEO). La crisi dei call center a Palermo, secondo i dati dei sindacati, mette a rischio licenziamento poco più di 6 mila lavoratori nelle tre realtà: Accenture, Amalvaviva e 4 You che hanno già comunicato esuberi a partire da gennaio 2015.  E proprio i sindacati chiedono regole sugli appalti, delocalizzazione all'estero e uso di agevolazioni e ammortizzatori sociali.

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E una delegazione di operatori dei tre call center (Almaviva, Accenture e 4U) sarà a Roma per partecipare alla notte bianca dei call center organizzata da Cigl, Cisl e Uil. "Siamo qui per sollecitare le istituzioni locali - dice la segretaria provinciale della Scl Cgil di Palermo Rosalba Vella - di fare da portavoce con il governo nazionale e chiedere di applicare l'articolo 24 bis del decreto Sviluppo 2012, che prevede sanzioni di 10 mila euro al giorno per i call center che delocalizzano le attività all'estero senza preventivamente informare gli utenti che i loro dati sensibili vengono gestiti e trasferiti fuori dall'Italia. Se questa norma venisse applicata - prosegue - una quota importante di commesse dall'estero rientrerebbero nel nostro Paese. Chiediamo al governo regionale di farsi carico del dramma sociale di questi 6 mila lavoratori palermitani e di fare pressione sul governo nazionale per recepire la circolare europea 23 del 2001 sugli appalti".

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