Protesta contro il caro navi, il ritorno dei Forconi: "Siciliani come africani, siamo isolati"

Al porto la rivolta dei camionisti siciliani contro gli aumenti nelle tariffe per il trasporto delle merci via mare. Ci sono i primi effetti: l'assessore alle Infrastrutture Marco Falcone infatti ha indetto una riunione straordinaria "per valutare le iniziative da intraprendere"

E' scattata questa mattina alle 7 la protesta degli autotrasportatori siciliani contro il caro navi e gli aumenti nelle tariffe per il trasporto delle merci via mare. La protesta è stata annunciata da Mariano Ferro, leader dei Forconi, movimento che nel gennaio del 2012 paralizzò l'economia che viaggiava sui Tir in Sicilia. La protesta riguarda le merci e non i passeggeri ed è esplosa nei porti di Palermo e Termini Imerese.

La Regione cerca una soluzione

Intanto la Regione convoca gli autotrasportatori. Obiettivo: trovare una soluzione alla vicenda. Così l'assessore alle Infrastrutture Marco Falcone: "Il Governo nazionale ha ritenuto di non invitare la Regione Siciliana e i rappresentanti regionali degli autotrasportatori al tavolo che si svolge oggi, a Roma, sugli aumenti del costo del trasporto marittimo. Abbiamo dunque indetto per oggi alle 17.30, nella sede dell'Assessorato alle Infrastrutture a Palermo, una riunione straordinaria della Consulta regionale dell'Autotrasporto. Valuteremo, assieme ai rappresentanti della categoria, le iniziative da intraprendere sui pesanti rincari dei biglietti che l'autotrasporto sta subendo, colpo durissimo per uno dei settori più strategici per l'economia siciliana".

I Forconi: "Siciliani come africani, siamo isolati"

Mariano Ferro, leader dei Forconi, è un fiume in piena. Battagliero come sempre. Oltre al porto di Palermo e Termini Imerese anche in quello di Catania da stamani alcune decine di autotrasportatori, aderenti ad Aias, Trasporto Unito, Aitras e al movimento dei Forconi che nel 2012 paralizzò la Sicilia con il blocco dei tir, sono in presidio davanti all'ingresso Darsena dello scalo, vicino alla zona del Faro Biscari. Una cinquantina di camion per protestare contro l'aumento nelle tariffe per il trasporto delle merci via mare. Rincari che gli armatori imputano alla necessità di adeguarsi alle nuove normative ambientali imposte dall'Europa, ma che, dice Ferro all'Adnkronos, "si scaricano esclusivamente su di noi".

Scendono in piazza i Forconi come 8 anni fa, quando la loro protesta mise in ginocchio la Sicilia e non solo. "Rispetto ad allora tutto è peggiorato - ammette Ferro -, i problemi si sono incancreniti e le risposte non sono arrivate. Qui manca tutto: le infrastrutture, i servizi. Solo le tasse sono uguali al resto d'Italia. Sono passati oltre quattro anni e mezzo dal crollo del viadotto Himera lungo l'A19 Palermo-Catania, senza che si sia mosso un dito. Una vergogna nazionale. A Genova, invece, procedono i lavori per la ricostruzione del ponte Morandi". Ecco il segno delle differenze tra nord e sud del Paese, secondo il leader dei Forconi. "Da anni si discute inutilmente della costruzione del ponte sullo Stretto, l'unico modo perché l'alta velocità arrivi anche in Sicilia - aggiunge -. La verità è che più che europei i siciliani si sentono africani e più che isolani siamo isolati. Senza cambiamento isola destinata a essere dormitorio per anziani".

La solidarietà agli autotrasportatori

Solidarietà agli autotrasportatori in lotta è arrivata dai movimenti e associazioni del Tavolo blu. "La Sicilia si appresta a vivere una nuova stagione di lotta. Alla delicatissima situazione economica che da anni grava sull’Isola si aggiunge, infatti, una nuova provocazione che rischia di mettere fuori mercato molti prodotti siciliani: l’aumento del 30% delle tariffe sui trasporti marittimi causato, sembra, dalle nuove norme dell’Unione europea  per l’uso del carburante green. Contro questo provvedimento gli autotrasportatori si mobilitano perché, se è vero che l’inquinamento rappresenta una questione centrale per gli effetti negativi che produce sull’ambiente e sulla salute, è altrettanto vero che i costi derivanti da tali norme non possono penalizzare il trasporto merci, semmai debbono rientrare in un investimento complessivo degli Stati rivolto alla salvaguardia di un bene comune qual è l’equilibrio ecologico".

"Su  questa emergenza si mobilitano pure i produttori agricoli, che sono l’anello più debole e tartassato della filiera agroalimentare, i quali vedono il pericolo che il citato aumento porti molti loro prodotti ad uscire dal mercato, ma si mobilitano anche i giovani, disoccupati o destinati ad esserlo, stanchi di dovere cercare un avvenire lontano dagli affetti e dal loro ambiente. In queste stesse ore si stanno mobilitando pure gli allevatori siciliani, mentre permane un’altra area di protesta che riguarda il prezzo alla pompa della benzina che risulta essere tra i più alti d’Italia, nonostante la Sicilia produca il 28% del greggio nazionale, il 36% del gas e raffini oltre il 50% dei consumi  italiani di carburanti.

"Nella giornata di apertura dello stato di agitazione i Movimenti e le Associazioni firmatarie del presente documento esprimono la loro solidarietàà agli autotrasportatori ed alle altre categorie in lotta e si schierano al loro fianco, come certamente faranno, in vario modo, tutti i siciliani che non li lasceranno soli, perché la Sicilia ha preso coscienza di non poter rimanere suddita di un Governo centrale colpevolmente latitante da troppi anni, ma anche della politica locale che continua a guardare alla Regione Siciliana, sia dai banchi della maggioranza  che da quelli della opposizione, come ad un territorio nel quale occorre gestire l’ordinaria amministrazione e non una emergenza economica e sociale di carattere generale".

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"I toni della protesta rischiano di esasperarsi perché non arrivano risposte da parte del ministro Paola De Micheli", commenta con un post sulla sua pagina Facebook è Vincenzo Figuccia presente oggi alla manifestazione degli autotrasportatori davanti al porto di Palermo. "Di pomeriggio, insieme a tutti gli autotrasportatori siciliani, incontreremo l'assessore Falcone ma è già chiaro che se da parte del ministero non arriveranno risposte concrete, diverse dalla mera convocazione delle associazioni nazionali che discuterebbero su temi che non che non conoscono direttamente, il sistema andrà in paralisi. La questione - dice il parlamentare dell'Udc all'Ars - è tutta siciliana e si lega all'insularità, alla continuità territoriale, ai prezzi della nostra merce in uscita e alle tratte autostradali, in testa la Palermo-Catania all'altezza del viadotto Cannatello. La percezione è che la protesta possa sfociare nell'occupazione dell'autostrada e dei traghetti. Ma tutto ciò può scongiurarsi con una chiara determinazione da parte del ministero che ha il dovere di riservare alla Sicilia la medesima attenzione riposta alcuni mesi fa alla Liguria. Non tolleriamo che continui a mantenersi lo status quo con un'Italia a due velocità dove la Sicilia deve restare sempre il fanalino di coda del Paese".

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