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Lunedì, 6 Dicembre 2021

VIDEO | Appalto di pulizia al Tribunale, lavoratori "spazzati" via dalla Dussmann: monta la protesta

La multinazionale tedesca ha proposto contratti da 330 euro al mese ai lavoratori della coop che assieme a Rap ha perso la commessa al Palazzo di Giustizia. Il sindacato Usb: "Vero e proprio sistema di sfruttamento". Il consigliere Zacco: "Passare da 40 a 15 ore settimanali è un'umiliazione, intervenga la Regione"

Monta la protesta dei 38 lavoratori ex Coop service srl, società che per anni si è occupata assieme alla Rap della pulizia del Palazzo di Giustizia. La multinazionale tedesca Dussmann, che si è aggiudicata il nuovo appalto per le pulizie tramite procedura Consip (la centrale acquisti della pubblica amministrazione), ha sì assorbito i lavoratori della coop - provenienti dal bacino degli Lsu - ma con un contratto che prevede meno ore di lavoro e di conseguenza uno stipendio ridotto. 

Tagli consistenti, denuncia il sindacato Usb, che oggi ha manifestato in piazza Vittorio Emanuele Orlando assieme ai lavoratori: "Da 40 ore si è passati a sole 15 ore settimanali - dice Sandro Cardinale -. Un disastro economico per i lavoratori e igienico sanitario per gli uffici. Un passo indietro dopo un ventennio di attività". Usb, che parla di "un vero e proprio sistema di sfruttamento", punta il dito contro la Dussmann: "Non è la prima volta che la multinazionale si aggiudica una gara di appalto all'interno degli uffici pubblici, scaricando i costi sui lavoratori. Questo è ciò che sta accadendo negli uffici giudiziari di Palermo e noi non lo accetteremo mai".

Al fianco dei lavoratori - che hanno chiesto "la vicinanza delle istituzioni"- si è schierato Ottavio Zacco, presidente della commissione consiliare Attività produttive: "I 38 lavoratori ex Lsu del Comune, che anni fa decisero di intraprendere una nuova avventura nel mondo del lavoro privato, gestendo i servizi di pulizia all'interno del Tribunale, si ritroverebbero con stipendi da fame. Lavorare 15 ore settimanali per una paga mensile di 330 euro è un'umiliazione. Lede la dignità dei lavoratori e delle loro famiglie che con coraggio anni fa hanno deciso di abbandonare il lavoro nel pubblico, anche se precario, per intraprendere il percorso nel settore privato".

"La politica locale - conclude Zacco - non può rimanere in silenzio dinnanzi a questo sopruso e a queste vessazioni, per questo chiedo a gran voce che la Regione Siciliana attivi con urgenza un tavolo tecnico per garantire il diritto al lavoro, valutando opportunamente se reinserire i lavoratori nel bacino ex Lsu come avvenuto già per gli addetti di Almaviva in sovrannumero".

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