Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca

La "Negra", la "Storta" e il caffè lungo: sesso e miseria nelle notti della Cala

Giovanissime donne costrette a prostituirsi anche al gelo, di notte, in orari impossibili. False promesse e guadagni da capogiro: la banda di papponi romeni sfruttava un codice criptico per comunicare. I retroscena dell'operazione che ha portato a 8 arresti

Serate violente, lacrime e sesso. Sogni infranti, paura e miseria. Alla base c'è il miraggio di una vita serena, a Palermo. La fuga dalla Romania, e dai suoi redditi da fame, poi lo scontro con la dura realtà: un lavoro sul marciapiede, i guadagni "fifty-fifty". E la paura che rende impossibile ogni ribellione. Giovanissime donne costrette a vendere il proprio corpo anche al gelo, di notte, in orari impossibili e quasi nude. E' un quadro squallido quello che viene fuori dall'operazione "Caffè export" che questa mattina ha portato all'arresto di 8 persone per sfruttamento della prostituzione. Tutto avveniva nell'asse che costeggia il mare, dall'Ucciardone fino a Villa Giulia, tra via Crispi, Cala e Foro Italico.

Una lingua di asfalto di 3-4 chilometri. Protagonista assoluto, riconosciuto come il capo dei capi, era "Calu", al secolo Nicolae Serban, già coinvolto nel 2011 in un'operazione simile. Era lui che gestiva il tariffario e il reclutamento delle lucciole Ogni pezzo di marciapiede aveva un prezzo d'affitto (250 euro). Con la promessa di una vita serena una banda di romeni aveva costretto una ventina di connazionali a lasciare tutto e trasferirsi in Italia. Una volta arrivate a Palermo però le ragazze erano costrette a trasformarsi in prostitute. Asfalto diviso religiosamente con le nigeriane, nelle lunghe notti della Cala, ma organizzazioni diverse e gestione separata. (GUARDA IL VIDEO)

Un ruolo particolare lo svolgevano la "Storta" e la "Negra", così erano soprannominate Florina Adelina Velicu e Monica Lacamioara Burcea. Prostitute sì, ma di "grado superiore": erano il tramite fra i capi e le altre "colleghe", tutte più giovani di loro. Si occupavano della raccolta dei soldi, coordinavano le attività e facevano in modo che la situazione fosse sempre "sotto controllo". Il rapporto di lavoro era ben definito: per assentarsi un giorno, una prostituta doveva chiedere il permesso con largo anticipo. Rapporti costruiti con minacce, aggressioni fisiche, assoggettamento psicologico. Papponi violenti e crudeli, a detta degli inquirenti. Le donne erano costrette a lavorare al freddo fino a tarda ora. Il guadagno era diviso: il 50% finiva nelle tasche delle prostitute, l'altra metà andava agli sfruttatori. Un'attività criminale ricca. Al punto che gli "organizzatori" sono riusciti a trasferire cifre da capogiro in Romania: anche 100 mila euro. Nel corso delle operazioni due donne sono state denunciate per atti osceni: erano vestite con abiti succinti, poco dopo l'orario di cena.

Le indagini della polizia erano state avviate un anno fa e si sono servite anche di valanghe di intercettazioni. Lo scoglio del linguaggio, assai criptico, alla fine è stato superato. La parola più usata era "caffè". Piccolo, americano o lungo a seconda del tipo di rapporto. I "vestiti" e le "calze" erano i soldi. Mentre il "ristorante" era la strada nella quale si prostituivano le donne. E i clienti? "Tipologia variegata - ha spiegato il vicequestore aggiunto Rosaria Maida -. Dall'imprenditore al professionista, c'era perfino chi arrivava dalla provincia di Trapani. Molti clienti erano fidelizzati, come spesso accade in questi casi". Così qualche aficionado arrivava pure ad innamorarsi. Violenza ma anche gelosia. Cinque prostitute erano "fidanzate" coi loro sfruttatori. C'era chi faceva a gara per diventare la "preferita". Ma c'era anche chi aveva lasciato in Romania figli, marito. Tutto. Sogni bruciati alla ricerca di una vita migliore.

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