Giovedì, 18 Luglio 2024
Processi

"Giovani modelle costrette a prostituirsi": condanne confermate per i due titolari di un'agenzia

La sentenza d'appello per Francesco Pampa e Massimiliano Vicari, che gestivano la "Vanity Models Management" e che erano stati arrestati a gennaio dell'anno scorso. Stessa decisione per uno dei presunti clienti

L'agenzia di moda "Vanity Models Management" sarebbe stata soltanto un paravento perché, secondo l'accusa, i due titolari l'avrebbero in realtà utilizzata per gestire un presunto giro di prostituzione minorile. Adesso anche la quarta sezione della Corte d'Appello, presieduta da Antonio Napoli, ha ritenuto fondata la ricostruzione della Procura e ha confermato per entrambi la sentenza di primo grado, emessa con il rito abbreviato esattamente un anno fa dal gup Rosario Di Gioia.

Francesco Pampa dovrà dunque scontare 11 anni e Massimiliano Vicari 4: entrambi avrebbero sfruttato aspiranti modelle e promoter minorenni costringendole a vendere i loro corpi. Pampa, peraltro, avrebbe pagato lui stesso alcune delle presunte vittime per fare sesso con loro. Condanna confermata anche per uno dei presunti clienti, Filippo Giardi: dovrà scontare 2 anni. 

I giudici hanno anche confermato le provvisionali (per complessivi 75 mila euro) ad alcune delle giovani che si sono costituite parte civile nel processo, con l'assistenza degli avvocati Nino e Marco Zanghì, Silvia Sansone, Giuseppina Cicero, Alessandro Martorana e Giovanni Maria Saitta. Gli imputati, inoltre, dovranno risarcire con 7.500 euro anche l'associazione "Insieme a Marianna".

Pampa e Vicari furono arrestati il 14 gennaio dell'anno scorso, in seguito all'inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Annamaria Picozzi e dal sostituto Sergio Mistritta. Tutto era nato dalla denuncia presentata nell'estate precedente dalla madre di un'aspirante modella che allora aveva appena 15 anni e che sarebbe stata costretta a prostituirsi in cambio di somme tra i 50 ed i 150 euro.

Da lì erano poi venute fuori le storie di altre giovanissime che avrebbero patito le stesse cose, vendendosi anche durante eventi organizzati fuori dalla Sicilia, a Milano, ma anche in Campania, dove sarebbero state organizzate orge con ostriche e champagne. Per l'accusa sarebbe stato Pampa a gestire gli incontri e a lucrare sul denaro ricavato dai rapporti sessuali delle ragazze.

Le vittime avevano raccontato di aver subito una sorta di "lavaggio di cervello" e "fortissime pressioni" da parte del titolare dell'agenzia di moda ed avrebbero avuto rapporti sessuali anche con persone dalle quali sarebbero state disgustate: "Ero solo un oggetto", aveva detto la quindicenne che aveva fatto partire l'indagine. E lo stesso Pampa nelle intercettazioni parlava delle ragazze come "carne da macello".

L'imputato si era difeso in primo grado, rendendo dichiarazioni spontanee e spiegando che sarebbero state le presunte vittime a chiedere di fare sesso, perché sarebbero state ambiziose e desiderose di "fare la bella vita". Sarebbero state "felicissime", "erano loro a buttarsi addosso", come aveva detto, affermando di essere lui la vera vittima: "Sono arrabbiato perché mi hanno tradito" e aveva definito le giovani come "disadattate", "drogate" e che "bastava farle bere e aprivano le cosce", aveva sottolineato con volgarità. Toni per i quali il giudice lo aveva più volte richiamato.

Giardi, il cliente, non aveva negato invece di aver avuto rapporti sessuali con una delle minorenni, ma aveva spiegato che si sarebbe innamorato di lei e che le avrebbe quindi fatto dei regali che non sarebbero stati quindi dei pagamenti per le prestazioni.
 

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