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Gli indagati, Massimiliano Vicari e Francesco Pampa

Gli indagati, Massimiliano Vicari e Francesco Pampa

Il giro di prostituzione con giovanissime aspiranti modelle, restano in carcere i due indagati

Il tribunale del Riesame ha respinto i ricorsi di Francesco Pampa e Massimiliano Vicari, titolari della "Vanity Models Management" arrestati a gennaio. Secondo la Procura, avrebbero spinto minorenni che lavoravano per la loro agenzia a vendersi anche fuori dalla Sicilia per somme tra i 50 e i 150 euro

Restano in carcere Francesco Pampa e Massimiliano Vicari, i titolari dell'agenzia di moda "Vanity Models Management" arrestati il 14 gennaio, che avrebbero gestito un giro di prostituzione minorile, spingendo giovanissime aspiranti modelle a vendersi e pagando loro stessi cifre tra i 50 e i 150 euro per avere rapporti sessuali con loro. Il tribunale del Riesame ha infatti rigettato i ricorsi dei due indagati che ora tenteranno di appellarsi alla Cassazione.

Squallido lo scenario che era emerso dall'inchiesta della squadra mobile, coordinata dal procuratore aggiunto Annamaria Picozzi (ora il fascicolo è passato alla collega Laura Vaccaro che dirige il dipartimento "Fasce deboli") e dal sostituto Sergio Mistritta. Tutto era nato nell'agosto del 2019 quando una donna si era presentata dagli investigatori e aveva raccontato di aver scoperto che la figlia, da quando aveva appena 15 anni, sarebbe stata costretta a prostituirsi da Pampa e Vicari, per i quali lavorava come modella. La ragazzina ha poi riferito i contorni dei rapporti a pagamento che avrebbe avuto non solo a Palermo, in una casa di campagna di Monreale, ma anche a Napoli e Milano. Ha poi spiegato che gli indagati a loro volta le avrebbero regolarmente passato soldi per fare sesso negli uffici dell'agenzia di via Catania.

La Procura ha inizialmente individuato cinque presunte vittime, ma altre giovani si sarebbero presentate per denunciare di essere state sfruttate sessualmente da Pampa e Vicari e l'inchiesta potrebbe quindi allargarsi. Dall'ordinanza di custodia cautelare aveva fatto finire in carcere i due erano emerse anche intercettazioni in cui si parlava di orge con modelle minorenni, ostriche e champagne e di un imprenditore campano disposto a pagare e fare regali pur di organizzare queste "situazioni", come le chiamava. Con il cliente Pampa avrebbe definito le ragazzine come "carne da macello".

Sempre dalle intercettazioni era venuto fuori il modo in cui Pampa si sarebbe rivolto alle aspiranti modelle e come i suoi toni sarebbero stati tutt'altro che professionali: "Ti devo sottomettere di nuovo...", "è da troppo tempo che non facciamo l'amore", "ti voglio, tu non mi coccoli abbastanza" e ancora "posso parlare vastaso? Ho voglia di sbatterti, perché non ti fai sbattere da me?" e "qua sta andando a finire che io pago e gli altri ti trombano".

Le ragazzine hanno raccontato di aver subito una sorta di "lavaggio di cervello" e delle "fortissime pressioni" e, pur non volendo, si sarebbero così ritrovate a prostituirsi anche con uomini vecchi, sporchi e dai quali sarebbero state disgustate. Una delle ragazzine ha raccontato anche che una volta, quando era appena arrivata all'agenzia, nel 2015, Pampa avrebbe abusato di lei. Un'altra che il comportamento degli indagati, che avrebbero avuto rapporti sessuali a pagamento con lei, sarebbe servito quasi per "iniziarla" e farle percepire come normale qualcosa di inaccettabile

Pampa e Vicari si sono sempre avvalsi della facoltà di non rispondere davanti ai giudici e non hanno mai fornito una loro versione dei fatti. A gennaio, assieme a loro, era finito agli arresti domiciliari anche un terzo indagato, Filippo Giardi, che è accusato di aver avuto un rapporto a pagamento con una ragazzina.

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