Il suo numero usato per gli incontri a luci rosse, ma la sim era attiva a sua insaputa: assolto

La storia di un uomo accusato di aver favorito la prostituzione in un finto centro massaggi di via Liguria e scagionato da una perizia grafologica: la scheda era stata comprata usando i suoi documenti e falsificando la sua firma. Condannata invece la titolare dell'attività

Il palazzo di via Liguria in cui si trovava il centro massaggi "Tantra's"

Comprare una scheda telefonica e ritrovarsi - a propria insaputa - coinvolti in un giro di prostituzione, addirittura accusati di aver utilizzato quel numero per sponsorizzare in rete un finto centro massaggi di via Liguria e "le più belle ragazze di Palermo". Sembra una trama assurda e invece è proprio ciò che è capitato a D.D.G., 51 anni, che dopo tre anni di indagini e processo è stato alla fine assolto perché è stato chiarito l'equivoco: qualcuno con i suoi dati e falsificando la sua firma aveva infatti attivato un altro numero, utilizzato poi dalla casa a luci rosse.

Igor Runfola avvocato-2Il gup Cristina Lo Bue, che ha processato l'uomo con il rito abbreviato, ha accolto le tesi del suo difensore, l'avvocato Igor Runfola (nella foto). Contestualmente, però, il giudice ha anche condannato la palermitana che nel 2014 avrebbe davvero gestito il giro di prostitute (anche straniere) nel centro "Tantra's", Piera Parisi, di 40 anni: le è stato inflitto un anno e quattro mesi, con la pena sospesa. La donna avrebbe incassato una percentuale sulle prestazioni delle ragazze.

La storia surreale di D.D.G. inizia - ma lui in quel momento ancora non lo sa - il 26 marzo del 2013, quando entra in un centro di telefonia e acquista una scheda che, peraltro, deve servire come numero aziendale. Firma tutti i documenti e se ne va. Quattro anni dopo, nel 2017, scopre di esser indagato per favoreggiamento della prostituzione: un numero che risulta intestato a lui, infatti, viene utilizzato sul sito www.bakeka.palermo.it per eventuali contatti con il sedicente centro massaggi "Tantra's" di via Liguria. La notizia dell'inchiesta lo stravolge (anche per tutte le difficoltà a giustificare in famiglia quelle accuse) e D.D.G. ovviamente dice subito di non sapere nulla di quel numero e di non avere niente a che vedere con il giro di prostituzione. Inutilmente. 

La Procura va avanti e non vuole sentire ragione, anche se dalle indagini - a parte l'intestazione di quel numero - a carico dell'uomo non c'è nulla. La difesa chiede di fare una perizia sui tabulati telefonici, in modo che si accerti che quell'utenza è stata utilizzata soltanto per motivi di lavoro e che non ha alcuna connessione con il centro "Tantra's" di via Liguria. Ma niente da fare.

Alla fine l'uomo finisce a giudizio e il suo avvocato chiede l'abbreviato condizionato ad una perizia grafologica sui documenti legati all'attivazione della scheda, che risultano firmati da lui. Un'istanza che il giudice accoglie e il 15 luglio del 2018, il perito sancisce senza alcun dubbio che quella non è la scrittura dell'imputato. Appare a quel punto chiaro che qualcuno ha utilizzato i dati dell'uomo, falsificando la sua firma, per attivare quello stesso giorno un'altra scheda, di cui effettivamente lui non avrebbe saputo nulla. Da qui - dopo altri due anni - l'assoluzione piena.

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