menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Manca il nome del traduttore, annullate condanne per sfruttamento della prostituzione

Due cittadini romeni sono tornati in libertà perchè negli atti processuali manca il nome dell'esperto che ha curato la traduzione delle intercettazioni. Secondo l'accusa gestivano il giro di lucciole alla Cala

Condannati per sfruttamento della prostituzione, ma liberi. Niente detenzione, anche se così aveva stabilito il tribunale, perchè una delle principali prove a carico non è utilizzabile per un vizio di forma. E' la situazione di due cittadini romeni finiti in manette nel maggio del 2015 nell'ambito di un'operazione di polizia. Secondo quanto riporta il Giornale di Sicilia, manca il nome del traduttore che si è occupato delle intercettazioni utilizzate per le indagini.

La polizia, con l'operazione chiamata “Caffè export, aveva svelato le dinamiche alla base del giro di prostituzione che anima le notti della Cala. Con la promessa di una vita serena, la banda di rumeni avrebbe costretto una ventina di connazionali a lasciare tutto e trasferirsi in Italia. Una volta arrivate a Palermo però le ragazze erano state costrette a trasformarsi in prostitute.

Adesso viene messo tutto in discussione. Quello che potrebbe sembrare un cavillo, per la Cassazione e per il tribunale del riesame è un requisito di forma sostanziale. A rischio il processo in abbreviato in cui Marin Serban era stato condannato a 5 anni e 4 mesi, mentre Vasile Ionita a 3 anni e 4 mesi. Erano state riconosciute colpevoli anche due donne - Monica Burcea e Adelina Folina  - ma che sono già libere dopo avere avuto la condanna a un anno e 8 mesi con pena sospesa. Nelle indagini erano coinvolti anche Marius Petrescu Sorin e Adrian Marius Serban, ma il tribunale del riesame aveva già annullato l'ordinanza di custodia e stralciato le posizioni.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

PalermoToday è in caricamento