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Venerdì, 20 Maggio 2022
Disabili / Piazza Sett'Angeli

L'integrazione passa dalla tavola: nella mensa del Convitto ad apparecchiare per gli studenti sono i ragazzi down

I protagonisti del progetto, partito lo scorso 31 gennaio, sono due gruppi di ragazzi "speciali" dai 25 ai 33 anni. All'interno della struttura di piazza Sett'Angeli impareranno un mestiere affiancando gli operatori addetti al servizio

Fare integrazione partendo dalla tavola si può. E' quello che stanno facendo il Convitto nazionale Giovanni Falcone e l'Associazione famiglie persone down con il progetto "Portiamo a tavola l'inclusione", partito lo scorso 31 gennaio. I protagonisti sono due gruppi di ragazzi "speciali", dai 25 ai 33 anni, che all'interno della struttura di piazza Sett'Angeli stanno imparando un mestiere affiancando gli operatori addetti al servizio della mensa scolastica. 

"Essere inseriti in una mensa dove mangiano 800 utenti - racconta a PalermoToday il rettore Concetta Giannino - è un'esperienza unica, i ragazzi dell'associazione stanno acquisendo delle competenze specifiche riguardo alla refezione mentre i nostri stanno imparando tanto dal punto di vista educativo. Il Convitto infine ha risolto anche un problema organizzativo".  

Il progetto nasce da un'esigenza che si è presentata durante l'emergenza Covid. "Per assicurare il distanziamento secondo il protocollo di sicurezza - spiega Giannino - abbiamo dovuto fare dei turni e iniziato anche ad usare stoviglie usa e getta compostabili. Dopo tre mesi però ci siamo resi conto che tale scelta pur essendo a basso impatto ambientale poteva essere rivisitata alla luce di una 'sostenibilità umana': quindi siamo tornati ai servizi in porcellana e abbiamo arricchito la nostra mensa regalandoci un'esperienza unica, chiedendo aiuto a chi è considerato debole". Nasce così la fruttuosa collaborazione con l'Associazione famiglie persone down che andrà avanti fino alla fine dell'anno scolastico. A dare una mano sono arrivati i ragazzi speciali che, carichi di entusiasmo, dopo due anni di pandemia in cui non hanno potuto prendere parte praticamente a nessun progetto, hanno finalmente ricominciato a fare attività. "In questi dieci giorni, affiancati dal personale Ata e dai loro tutor - continua il il rettore - hanno imparato a imbustare le posate e ad apparecchiare per 800 persone mettendo a tavola le bottiglie d'acqua e il pane imbustato".

Dall'altro lato gli alunni del Convitto hanno imparato sul campo una lezione importantissima. "Nel mese del bullismo e del cyberbullism, l'immagine del ragazzo disabile che si prende cura di quello abile - dice ancora Giannino - vale più di mille parole: il concetto del debole viene sovvertito". Uno scambio fruttuoso quindi quello tra il Convitto e l'Associazione famiglie persone down che potrebbe aprire la strada a nuove collaborazioni. "Ci hanno già contattato altre associazioni che vorrebbero essere coinvolte e così come noi abbiamo bisogno del terzo settore, vale anche il contrario", conclude il rettore.

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