Progetti di volontariato e un posto dove scontare i domiciliari, ecco Revival

Il programma, gestito dal Comune e dal Ministero, prevede ospitalità per un massimo di 32 persone. Viene elaborato un piano che, se autorizzato dal magistrato, permette loro di occuparsi di spazi comuni e di supportare alcune attività

(foto archivio)

Un progetto per consentire di scontare i domiciliari a chi un domicilio non ce l’ha. È partito la scorsa settimana il programma “Revival” coordinato dalla Unità di mediazioni e giustizia riparativa dell’assessorato per la Cittadinanza solidale, che prevede la possibilità di ospitalità in una struttura convenzionata con il Comune per quei cittadini che debbano scontare un periodo di detenzione domiciliare ma non hanno un domicilio oppure, per esigenze sanitarie legate al Covid-19, non possono svolgerlo presso il proprio domicilio.

Il progetto è co-gestito dall’Amministrazione comunale e da quella della Giustizia. La struttura, ospitata presso una Opera Pia cittadina, è gestita dall’associazione “Cammino d’Amore” e sarà operativa in via sperimentale per tre mesi durante i quali saranno utilizzate le risorse del Fondo nazionale contro la povertà. Pensata per un massimo di 32 utenti, al momento ne ospita 8. Si tratta di cittadini, italiani e stranieri, per i quali la magistratura ha autorizzato forme alternative alla detenzione.

Per ciascuno di loro l’Ufficio esecuzione penale esterna del ministero della Giustizia elabora un piano personalizzato che, se autorizzato dal magistrato competente, può anche prevedere attività di volontariato o attività culturali e sociali da svolgere all’esterno della struttura. Proprio in tal senso si sta attivando l’Unità operativa del Comune, che già da anni coordina e promuove attività di giustizia riparativa, mediazione penale, facilitazione dei percorsi di recupero.

Nell’ottica della responsabilizzazione e dello sviluppo di percorsi di comunità, gli ospiti del progetto Revival sono responsabili della co-gestione, in particolare della pulizia degli spazi comuni e del supporto alle attività. Trattandosi comunque di cittadini con provvedimenti restrittivi decisi dalla magistratura, le visite possono essere svolte solo previa autorizzazione e all’interno vigono comunque regole stringenti rispetto agli orari, alla gestione degli spazi, al divieto di utilizzo di alcol e stupefacenti.

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“Si tratta di un progetto sperimentale – spiega l’assessore comunale ai Servizi sociali, Giuseppe Mattina – che conferma la visione di una città che a 360° vuole prendersi cura di tutti, anche di chi, avendo commesso errori e reati, sta facendo un percorso di reinserimento sociale concordato e monitorato dalle strutture del ministero della Giustizia”. Per il Sindaco “si conferma che a Palermo tutti hanno diritti e doveri e che tutti devono avere la possibilità di rimediare ai propri errori con percorsi umani, rispettosi anche se rigorosi. Si conferma anche quanto sia importante la collaborazione fra le istituzioni pubbliche e fra queste e gli enti del privato sociale".

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