Prof dell'università di Palermo: "Rischio Covid 4 volte più alto per chi soffre di cirrosi"

Parla Antonio Craxì, epatologo ordinario di Gastroenterologia dell'ateneo palermitano: "In questi mesi di pandemia tutti, medici e pazienti, siamo stati variamente terrorizzati e bloccati. Se perdiamo altro tempo rischiamo tra 5 anni 6 mila morti"

Antonio Craxì

"Il Coronavirus ha messo a dura prova i pazienti con malattie epatiche. "In Italia c'è una stima di circa 200-250 mila persone con patologie del fegato avanzate come le cirrosi. Sono persone in cui una infezione da Covid ha conseguenze più gravi, soggetti che aggravandosi possono andare incontro a serie complicanze e anche al decesso. In un recente studio inglese, che ha analizzato 17 mln di pazienti, si è scoperto che la probabilità che un paziente con cirrosi si ammali di Covid-19 è doppia rispetto a chi non ha la malattia. Uno studio americano ha calcolato in 4 volte questa probabilità". A fare il punto è Antonio Craxì, epatologo ordinario di Gastroenterologia dell'Università degli Studi di Palermo, direttore scientifico del corso in streaming 'Covid 19 e malattie epatiche: Cosa è cambiato con la pandemia?', un evento organizzato con il contributo di Gilead Sciences.

"Un importante studio multicentrico italiano, portato avanti nei centri di Pavia, Roma e Milano, ha evidenziato un rischio molto alto per le persone con cirrosi. Estrapolando i dati dei decessi totali Covid registrati fino ad oggi dalla Protezione civile, possiamo stimare in Italia in 6-700 i pazienti con patologie epatiche deceduti nei mesi più caldi della pandemia", aggiunge Craxì all'Adnkronos Salute.

In questi mesi di pandemia "tutti, medici e pazienti, siamo stati variamente terrorizzati e bloccati - ha detto -. E se guardo i dati nazionali per le malattie del fegato l'80% dei ricoveri, non solo quelli programmati ma anche quelli in emergenza, è saltato. I trapianti di fegato si sono ridotti del 30% e i trattamenti per tumori epatici sono scesi del 50%. Le liste d'attesa si stanno allungando perché ci vuole più tempo per recuperare questi mesi di lockdown, ma c'è anche altro: ci mettiamo più tempo per fare le visite perché occorre sanificare, e i posti letto vanno ridotti per limitare al minimo l'affollamento".

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"Se perdiamo altro tempo - avverte l'esperto - rischiamo tra 5 anni 6 mila morti". Uno degli argomenti del corso sono state le raccomandazione dell'Associazione europea per lo studio del fegato (Easl) e dell'Aasld (American Association for the Study of Liver Diseases) per la gestione dei pazienti Covid. "Dobbiamo avere il massimo delle precauzioni applicabili - ricorda Craxì - ad esempio essere in grado di ridurre al minimo, nel momento di una nuova ondata, le procedure endoscopiche e gli accessi negli ospedali. In Italia abbiamo fatto un capolavoro di stupidità appoggiando tutto il 'follow up' alla gestione in ospedale".

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