Prof negazionista difeso dai compagni comunisti: "Ha sempre lottato contro discriminazioni"

"Ci sorprende vederlo accusato di queste ignominie". Così i dirigenti dei Cobas Scuola Ferdinando Alliata, Candida Di Franco e Carmelo Lucchesi: "Gino è iscritto al nostro sindacato, ha anche svolto attività col Partito Comunista. Rispettate la sua dignità". Il ministro Bussetti: "Verifiche in corso, presto chiarezza"

"Conosciamo Gino da tanti anni e l’abbiamo sempre trovato in prima fila a manifestare e a lottare contro ogni forma di discriminazione, da quella razziale a quella di genere, da quella di censo a quella politica: ci sorprende vederlo accusato di queste ignominie. Per di più, Gino è da anni iscritto ai Cobas Scuola di Palermo e nel tempo ha anche svolto attività col Partito Comunista: quindi ci risulta particolarmente difficile credere pure che abbia invitato gli studenti a iscriversi a Forza Nuova". E' quanto scrivono i dirigenti dei Cobas Scuola Ferdinando Alliata, Candida Di Franco e Carmelo Lucchesi, intervenendo sul caso di Gino Giannetti, il professore del liceo artistico "Catalano" accusato di negazionismo.  

"La vicenda - dicono - ci rattrista molto sia per il clima che la circonda sia perché conosciamo Gino. Il clima che si è creato infatti è davvero inusuale: 5 allievi e allieve riportano quanto accaduto al dirigente scolastico che, a sua volta, sporge denuncia alla polizia e avvia un procedimento disciplinare senza che Gino sia mai ascoltato; mentre si sarebbero svolte 'riunioni ufficiali programmate' dal dirigente scolastico alla presenza di alunni, docenti e genitori".

In corso c'è un'idagine dalla Digos e della Procura perché, in base a quanto riportato dal quotidiano "La Repubblica", il docente avrebbe negato la Shoah in classe. "Avviato il procedimento disciplinare dal Provveditorato di Palermo - riferiscono Alliata, Di Franco e Lucchesi - Gino ha ormai da mesi richiesto gli atti che lo accuserebbero senza ancora averli ricevuti e anche il suo avvocato è ancora in attesa di eventuali notizie dalla Procura. Quindi ancora non si è a conoscenza di ciò che effettivamente sia stato detto per incolparlo".

Secondo Alliata, Di Franco e Lucchesi, la vicenda che vede coinvolto il collega Giannetti - letteralmente massacrato sui social - potrebbe essere un "equivoco". "Auspichiamo - aggiungono - che si chiarisca rapidamente e che fatti e parole estrapolate dal loro contesto vengano ricondotte al loro corretto senso e significato, nei limiti del diritto di critica e del contraddittorio che garantiscono l’esercizio di quella libertà d’insegnamento che è diretta a promuovere, attraverso un confronto aperto di posizioni culturali, la piena formazione della personalità degli alunni". Infine l'appello: "Ci auguriamo che tutti vogliano rispettate la dignità e l’umanità di Gino aiutandolo a mantenere la serenità necessaria ad affrontare questo particolare momento".

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Intanto a Roma il ministro dell'Istruzione, Marco Bussetti, auspica che "presto verrà fatta chiarezza". "Dalle informazioni apprese attraverso gli organi di stampa - dichiara all'Adnkronos - mi sembra si tratti di un fatto molto grave. Sono in corso le verifiche degli uffici territoriali e della magistratura. Il negazionismo è intollerabile e va punito. Se a pronunciare certe parole, poi, è un docente, il cui compito è quello di educare i nostri giovani, la reazione che ne deve seguire è particolarmente dura".

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