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"Voglio parlare, anzi no": Riina ci ripensa e non risponde ai pm

Il boss, che si era detto disponibile a deporre nell'ambito del processo per la trattativa Stato-mafia, ha negato il consenso. In videocollegamento dal carcere ha detto: "Sto male, ho un problema"

"Sto male. Non intendo sottopormi all'esame del pubblico ministero e delle parti". Poche parole, ma chiare, quelle pronunciate dal boss Totò Riina nel corso dell'udienza per il processo sulla trattativa Stato-mafia. Era stato lo stesso padrino a dare la disponibilità a farsi interrogare, lasciando tutti spiazzati. Ma, una volta giunto il momento di ufficializzare la decisione, ci ha ripensato e ha negato il consenso.

Riina era in videocollegamento dal carcere, dove sconta la massima pena. La decisione di acconsentire all'interrogatorio dei pubblici ministeri aveva colto tutti di sorpresa: sarebbe stata la prima volta per il capo di Cosa nostra. Dal 1993, anno dell'arresto, ha solo reso dichiarazioni spontanee. Una differenza sostanziale perchè stavolta avrebbe dato ai pm la possibilità ai pm di fare domande su più temi, come i dialoghi intercettati in carcere.

Al momento, nessuno degli imputati del processo sulla trattativa ha acconsentito a rispondere in aula ai pm tranne Massimo Ciancimino e il pentito Giovanni Brusca. In passato più volte ha fatto dichiarazioni spontanee il generale Mario Mori e domani, sempre per dichiarazioni spontanee, sarà la volta dell'ex ministro Nicola Mancino, imputato di falsa testimonianza. 

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