Lunedì, 27 Settembre 2021
Cronaca

Il depistaggio dopo via D'Amelio, parla la moglie di Scarantino: "Fu costretto a mentire"

La donna è stata sentita nel corso del processo contro tre funzionari di polizia, accusati di avere deviato le indagini anche creando a tavolino falsi pentiti. Dito puntato contro l'ex capo della Mobile Arnaldo La Barbera. La rivelazione: "Mio marito aveva i numeri di telefono dei pm"

"Ho trovato a casa dei foglietti del mio ex marito con i numeri dei cellulari e dell'ufficio dei pm, all'epoca in servizio a Caltanissetta, Nino Di Matteo, Anna Palma, Carmelo Petralia e Gianni Tinebra. A volte si chiudeva in stanza per parlare con loro al telefono". Lo ha rivelato - come si legge sul sito dell'Ansa - la moglie del falso pentito Vincenzo Scarantino, Rosalia Basile, deponendo al processo sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D'Amelio costata la vita al giudice Borsellino e agli agenti di scorta. Imputati di calunnia aggravata i tre funzionari di polizia che avrebbero creato a tavolino falsi pentiti, proprio come Scarantino, costretti a raccontare una verità di comodo sull'attentato.

La teste ha consegnato i biglietti e ha raccontato che Scarantino sarebbe stato costretto a imparare a memoria un "copione" con le accuse da raccontare. A istruirlo sarebbe stato il pool investigativo che indagava sulle stragi guidato dall'ex capo della Mobile Arnaldo La Barbera, nel frattempo morto. "Dopo la detenzione a Pianosa - ha raccontato la donna - improvvisamente ammise il furto della 126 usata come autobomba per la strage. Mi disse 'devo farlo anche se sono innocente altrimenti mi ammazzano'".

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Il depistaggio dopo via D'Amelio, parla la moglie di Scarantino: "Fu costretto a mentire"

PalermoToday è in caricamento