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Fiammetta Borsellino

Fiammetta Borsellino

L'amarezza di Fiammetta Borsellino: "Un Paese senza verità non può avere futuro"

La figlia del giudice Paolo, ucciso nella strage di via D'Amelio del 1992, è intervenuta a un webinar dell’Università di Messina. Il ricordo: "Mio padre era un uomo comune, che ha fatto il proprio dovere con la ‘pratica antimafia quotidiana’. Mai ha pensato di lasciare la Sicilia"

"Un Paese che non è in grado di far luce su quanto avvenuto non può aver futuro e da oltre 25 anni non si riesce a colmare un vuoto insostenibile. La sentenza Borsellino Quater sul depistaggio aveva rappresentato un barlume di speranza e doveva essere un punto di partenza, non di arrivo. Ne sono scaturiti alcuni processi ed altrettante archiviazioni, che rappresentano una ferita aperta,  alle quali abbiamo fatto ricorso". Sono le parole di Fiammetta Borsellino, figlia del giudice Paolo ucciso nella strage di via D'Amelio del 1992, intervenuta al webinar trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook dell’Università di Messina – nell’ambito del ciclo di eventi della Rassegna 100 Sicilie 2019-2020 “Eroi. Costruttori di bellezza” sul tema della legalità e bellezza. 

"Sono qui - ha esordito la figlia del magistrato - esclusivamente per rivolgermi ai giovani, gli unici che mi spingono a compiere questi interventi che, ogni volta, per me sono portatori di tanta emotività. Non sono a mio agio a parlare dietro ad uno schermo e sono abituata a rivolgermi a loro perché dai loro sguardi scorgo tanta energia. E' importante continuare fare memoria, ovvero, a far proprio il patrimonio morale di questi uomini".

webinar-3Fiammetta Borsellino ha tratteggiato il ritratto del padre. Un "uomo comune - ha sottolineato - che ha fatto il proprio dovere con la ‘pratica antimafia quotidiana’ e non c’è niente di meglio dell’esempio per trasmettere un messaggio ai ragazzi. Sono loro stessi che, spesso, mi domandano cosa possono fare ed io rispondo loro che per lottare contro la mafia devono studiare e prendere coscienza del fatto che la nostra terra non è un favore che ci viene elargito, ma un diritto. Proprio per la nostra terra ha lottato mio padre. Una volta mi disse: ‘Palermo non mi piaceva, per questo ho scelto di amarla’. Fu un atto per affermare la sua idea di bellezza. Il suo manifesto. Nacque nel quartiere della Kalsa (zona Magione), che nel dopoguerra era uno dei più poveri. Giocava a pallone coi figli dei mafiosi più in vista e, insieme anche a Falcone, avrebbe potuto incamminarsi su una cattiva strada. Ma entrambi scelsero il bene, vollero fare qualcosa per rendere più bella la loro Sicilia. Mai, neppure una volta, mio padre pensò di abbandonarla, neanche nei momenti più difficili. Aveva paura, ma la superò anche per noi oltre che per sé. Raccontava barzellette e cercava di superare tutto con il gioco e con il suo carattere che ci permise di superare l’anormalità delle cose”.   

Tra gli altri interventi, quello del procuratore di Messina, Maurizio De Lucia, per il quale "i sacrifici del 1992 segnano una svolta nel contrasto dello stato di diritto a Cosa nostra. Diverse cose sono state fatte, ma altre non sono state condotte nel modo corretto e rappresentano una macchia con la quale bisogna fare i conti. Seppur per poco, ho conosciuto Paolo; per me come per altri colleghi rappresentava un campione della prima squadra ammirato dai pulcini ai primi calci. Ricordo una sua lezione in cui non parlò di diritto, ma ci esortò a non chiedere e non accettare mai favori perché altrimenti, prima o poi, avrebbero preteso il conto. La magistratura non è riuscita a superare il vuoto della ricostruzione storica di via D’Amelio e, pensando anche a questo episodio, credo che si tratti di una enorme sconfitta che, per me, rappresenta un grande tormento”.

Fonte MessinaToday.it

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