La strage di Casteldaccia, dossier della difesa: "L'alluvione provocata da tonnellate di detriti"

In una consulenza commissionata dal sindaco Giovanni Di Giacinto, indagato per la morte di 9 persone avvenuta nel 2018, emerge una ricostruzione alternativa rispetto a quella dei pm: "Alveo del Milicia ostruito a monte dagli scarti dei lavori per l'ammodernamento della statale 121"

La villetta abusiva di contrada Dagali travolta dal fango

Non avrebbe ricevuto alcuna indicazione dalla protezione civile regionale, ma anche se fosse accaduto, il Comune di Casteldaccia non avrebbe comunque potuto far fronte all'esondazione del fiume Milicia che, la sera del 3 novembre del 2018, con un'ondata di fango alta sette metri aveva inghiottito una villetta (abusiva) in contrada Dagali, uccidendo nove persone, tra cui due bambini. Per la difesa del sindaco Giovanni Di Giacinto, rappresentata dagli avvocati Nino Zanghì e Pietro Siracusa, a provocare la tragedia sarebbe stata "un'occlusione dell'alveo del Milicia", e ben lontano dalla foce del fiume, in particolare all'altezza della statale 121, dove - per lavori di ammodernamento - nel tempo sono state accatastate tonnellate di detriti. La prova che il problema non sarebbe stato soltanto a valle - secondo questa tesi - si potrebbe trovare nel fatto che quel giorno altre zone si erano allagate, anche vicino ad un affluente del Milicia, il Mulinazzo. Cioè ad oltre venti chilometri di distanza. In ogni caso, per la difesa, il sindaco avrebbe dovuto ricevere - come previsto dai piani regionali - indicazioni proprio dalla Regione, che con la Protezione civile avrebbe dovuto fare da raccordo tra i vari Comuni. Cosa che non sarebbe mai avvenuta.

Il dossier della difesa

Questa ricostruzione - che contrasta con quella della Procura di Termini Imerese - viene documentata in un dossier stilato dall'ingegnere Giuseppe Castronovo, che è stato consegnato agli inquirenti. Dalle fotografie (ricavate da Google Earth) è possibile vedere nitidamente le montagne i detriti e come negli anni gli interventi per l'ammodernamento della statale 121 si siano avvicinati sempre più all'alveo del Milicia, fino quasi ad invaderlo. L'esperto, inoltre, mette in evidenza come mai quella zona di Casteldaccia sarebbe stata colpita da esondazioni in precedenza: il caso del 2009, riportato dagli investigatori, non troverebbe infatti riscontro nelle relazioni della Regione sui fenomeni degni di rilievo in quell'anno.

L'indagine della Procura

Il procuratore Ambrogio Cartosio ed il sostituto Carmela Romano - come anticipato da Palermotoday - hanno chiesto l'archiviazione del fascicolo per omicidio colposo e omissione di atti d'ufficio per sei indagati: l'ex sindaco Fabio Spatafora, tre dirigenti dell'ufficio comunale sanatorie, condoni edilizi, demolizioni e acquisizioni immobili abusivi, Rosalba Buglino, Alfio Tornese e Michele Cara Pitissi, nonché la moglie del proprietario della villetta, Concetta Scurria. Una richiesta alla quale si sono opposti i parenti delle vittime: il gip si è riservato la decisione. A rischiare invece il processo sono rimasti Di Giacinto, la responsabile della protezione civile comunale, Maria De Nembo, e il proprietario dell'immobile, Antonino Pace (difeso assieme alla moglie dall'avvocato Marco D'Alessandro). Ma di chi sono realmente le responsabilità per quella strage? Chi avrebbe dovuto e potuto evitare la morte atroce di Francesco Rughoo, Monia, Antonio, Marco, Federico e Rachele Giordano, Nunzia Flamia, Matilde Comito e Stefania Catanzaro?

I pm: "Doveva intervenire il Comune"

Per la Procura, come ha stabilito una perizia, la piena del Milicia di quei giorni sarebbe stata un evento eccezionale, legato alle forti piogge, ma comunque sarebbe stata diramata un'allerta meteo e dunque il Comune di Casteldaccia avrebbe dovuto attivarsi per fronteggiare l'emergenza. Inoltre, è stato messo in evidenza come dal primo novembre del 2018 in contrada Dagali avrebbe piovuto molto e come quella fosse una zona a rischio idrogeologico e di esondazione “con pericolosità elevata”. In base agli accertamenti compiuti, la sera della strage, nel giro di un’ora, la portata del fiume Milicia sarebbe passata da sessanta metri cubi a ben mille. E proprio questo avrebbe determinato l'ondata di fango che aveva travolto la villetta. Un immobile che poi - come sostiene l'accusa - non avrebbe dovuto neppure trovarsi lì perché dichiarato abusivo dal tribunale nel 2012. Avrebbe dunque dovuto essere abbattuto da tempo o essere acquisito al patrimonio del Comune. Invece era stato affittato dalla coppia di proprietari alle vittime per trascorrere quei giorni di festa, che si erano trasformati in tragedia.

Il consulente: "Alveo ostruito dai detriti per i lavori alla statale" 

Gli elementi che compongono la consulenza di parte stilata dall'ingegnere Castronovo offrono una lettura molto diversa dei fatti. "Si ritiene che la più probabile dinamica per l'evento sia da ascriversi ad una occlusione dell'alveo", scrive l'esperto, che rimarca come, in base alle foto estratte da Google Earth e risalenti al 2018 (foto in basso), "in corrispondenza del fiume Mulinazzo, affluente del Milicia, erano in corso i lavori di ammodernamento della statale 121, tra il bivio Manganaro e Palermo. In particolare si rileva che in prossimità dello svincolo Sr18 si trova un grande abbancamento di terreno di scavo (...) che interessa anche l'alveo fluviale comportando rilevati con altezze considerevoli di materiale sciolto e quindi facilmente trasportabile dalle acque". E sottolinea come "altri fenomeni di allargamento abbiano interessato il bacino idrografico del Milicia in località molto vicine ai punti di abbancamento", come è avvenuto ad esempio al ristorante "La Bottega Siciliana", a Villafrati, dove sono stati girati video di persone in fuga dal locale proprio per l'allagamento.

2 Abbancamento detriti lavori statale 121-2-2

"Nessuna alluvione precedente"

Inoltre, il consulente confuta la tesi di alluvioni precedenti, in particolare nel 2009, in contrada Dagali: "Il fenomeno alluvionale avvenuto sul fiume Milicia il 25 settembre del 2009 - scrive - non è stato ritenuto rilevante dalla protezione civile regionale, che infatti non lo menziona nel 'Rapporto sugli eventi meteo che hanno colpito la Sicilia i giorni 21-25 settembre 2009'". In quel rapporto si legge infatti cosa era accaduto nella provincia di Palermo: "L’abitato di Belmonte Chiavelli (comune di Palermo) è stato interessato ben due volte, giorno 21 e giorno 25, da una gravissima alluvione detritica che ha sommerso buona parte dell’abitato e determinando l’interruzione delle reti (acqua, gas, energia elettrica). Una settantina di persone è stata evacuata. Ingenti allagamenti si sono verificati a Palermo città, Belmonte Mezzagno, Caccamo, Campofelice di Roccella e Villabate con disagi alla viabilità e alla linea ferrata e blocchi del traffico stradale e ferroviario per diverse ore". Come si vede, di Casteldaccia ed Altavilla Milicia non si parla.

"A Casteldaccia non pioveva"

In base a quanto riferito dal sindaco Di Giacinto, in più, l'ingegnere sostiene che "nessuno dei Comuni interessati da allerta rossa posti a Sud di Casteldaccia in quella sera abbia segnalato situazioni di grave pericolo che potessero in qualche modo far prevedere la piena alla foce". E "si rammenta ancora una volta che la sera del 3 novembre - sottolinea l'esperto - a Casteldaccia non pioveva e quindi non si poteva avere la percezione della situazione di pericolo". A conferma di queste tesi, la difesa sostiene che "nemmeno il Comune di Altavilla Milicia, pur condividendo con il Comune di Casteldaccia il bacino del fiume Milicia posto a confine fra i due territori comunali, ha attivato procedure di protezione civile".

"Nessun coordinamento della Regione"

Inoltre nel dossier si sottolinea che "il sistema di protezione civile sugli alvei, che interessano territori molto vasti e quindi più unità operative comunali di allerta, prevede che i Comuni in allerta rossa attivino, in entrambe le condizioni (piove/non piove), il Coc (Centro operativo comunale, ndr) per garantire le comunicazioni al centro regionale di protezione civile, che a sua volta allerta i Comuni posti a valle. Di Giacinto riferisce che nessuna di queste informazioni sia pervenuta al Comune di Casteldaccia".

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In basso un'altra foto dei detriti lungo la statale 121

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