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La polizia nel casolare di Ciaculli dopo l'agguato

La polizia nel casolare di Ciaculli dopo l'agguato

Molotov per cacciare due giovani, giudizio immediato per i due bombaroli

L'episodio, avvenuto a Ciaculli, risale al 10 ottobre 2016. Benedetto Fici e Antonino Faraone sono accusati di aver lanciato quei "congegni micidiali" contro un casolare provocando gravi feriti ai due fidanzatini che si trovavano all'interno

Saranno processati con il giudizio immediato per aver lanciato molotov contro un casolare per cacciare una coppia di fidanzati. A deciderlo è stato il gip su richiesta del pm Piero Padova. "Salteranno" la fase dell’udienza preliminare Benedetto Fici (78 anni) e Antonino Faraone (79), attualmente detenuti in carcere, accusati del tentato omicidio di due giovani nelle campagne di Ciaculli.

A fare i loro nomi agli agenti della Squadra Mobile, che hanno condotto le indagini, sono state le stesse vittime e alcuni testimoni. Un riscontro è arrivato dall’analisi dei tabulati del sistema satellitare installato dalla compagnia assicurativa sull’auto a bordo della quale viaggiavano i due anziani. Il gps rilevò il loro passaggio, per due volte, nella zona dove erano state lanciate le molotov, più precisamente in via Tenaglia.

Ad avere la peggio fu Umberto Geraci (24 anni) che, a causa dell’esplosione, riportò ustioni su oltre il 50% del corpo. Più lievi le ferite per Jessica Ernesta Modica (25 anni). I due si erano rifugiati in quella stanza, tra le campagne di Ciaculli, e si erano riparati all’interno di una tenda. Lui si era allontanato momentaneamente dalla famiglia ed era andato a "vivere" all’interno del casolare.

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Nei mesi precedenti al fatto c'erano stati dei contatti tra Geraci e il "giardiniere" (così era conosciuto Fici, il primo ad essere fermato), che non gradiva l’occupazione abusiva del casolare. Nel giro di mezz’ora sarebbe riuscito a procurarsi quei "congegni micidiali" per poi utilizzarli. "Si chiuieru sta iecca sangu", avrebbe detto uno dei due imputati dopo essersi affacciati dalla finestra.

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Poi toccò a Faraone, individuato e fermato appena 24 ore dopo Fici. Le facce dei due imputati, difesi dall'avvocato Ivan Norrito, sono state riconosciute dalle vittime cui erano state sottoposto alcune fotografie dagli investigatori. "Mesi fa - così dichiarò Fici davanti al giudice - (Geraci) aveva occupato un casolare nella mia proprietà e ho dovuto allontanarlo. Ma da allora non ne ho saputo più nulla".

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