Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Rapito davanti alla figlia e poi ucciso, chiesti 30 anni per il boss Gregoli

E' accusato di aver inscenato il finto posto di blocco della polizia per fermare il fuoristrada sul quale viaggiava Giampiero Tocco, sequestrato e poi ucciso nel 2000 a Torretta. La svolta sull'omicidio è arrivata 17 anni dopo i fatti, grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Antonino Pipitone

Il disegno fatto dalla figlia di Tocco, testimone del rapimento del padre

Chiesta la condanna a 30 anni per Salvatore Gregoli, accusato dell'omicidio di Giampiero Tocco. L'uomo fu sequestrato da un commando di uomini travestiti da poliziotti davanti alla figlia, parte civile al processo, a Terrasini il 26 ottobre del 2000, e successivamente ucciso. E' stata la bambina a fornire le prime informazioni sull'assassinio con un disegno. La svolta decisiva nel caso è arrivata diciassette anni dopo il fatto, grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Antonino Pipitone, uomo d’onore della famiglia mafiosa di Carini, che secondo il pm della dda Roberto Tartaglia è credibile.

Gregoli è stato arrestato lo scorso 30 maggio insieme a Ferdinando Gallina, Giovan Battista e Vincenzo Pipitone. Il processo, che si celebra davanti al gup Molinari, è stato rinviato all'11 maggio per le arringhe difensive. Gregoli è accusato di aver inscenato il finto posto di blocco della polizia, indossando delle apposite pettorine e utilizzando un’auto con lampeggiante per fermare il fuoristrada, sequestrare Tocco e condurlo in un’abitazione a Torretta dove, dopo il rapimento, sarebbe rimasto fino al giorno dell'omicidio.

Il boss Salvatore Lo Piccolo, già condannato per il delitto, voleva sapere da Tocco chi avesse ordinato l'omicidio del figlio di Procopio Di Maggio, suo alleato, per questo lo fece rapire, torturare e uccidere. Avrebbe scelto Gregoli per la parte del finto poliziotto perchè certo che la vittima non ne conoscesse il volto. 

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