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Il depistaggio dopo via D'Amelio, il pm Petralia si difende: "Mai indotto Scarantino a mentire"

Deposizione fiume del procuratore aggiunto di Catania, indagato per calunnia aggravata dall'avere favorito Cosa nostra: "Volevo dargli una sorta di codice comportamentale che ogni buon collaboratore di giustizia deve osservare per essere efficace"

Deposizione fiume oggi del procuratore aggiunto di Catania Carmelo Petralia al processo che si celebra a Caltanissetta sul depistaggio dopo la strage di via D'Amelio del 1992 costata la vita al giudice Paolo Borsellino e agli agenti di scorta. Alla sbarra tre poliziotti: Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, accusati di calunnia aggravata in concorso. Per l'accusa avrebbero creato a tavolino pentiti come Vincenzo Scarantino. Il magistrato, che è stato interrogato dai pm Stefano Luciani e Gabriele Paci alla presenza del suo difensore, è indagato per calunnia aggravata dall'avere favorito Cosa nostra dalla Procura di Messina. Secondo la Procura guidata da Maurizio de Lucia, Petralia insieme con un altro magistrato che coordinò le indagini sulla strage, Annamaria Palma, avrebbe contribuito al depistaggio.

Oggi Petralia ribadisce di non avere "mai preparato" il falso pentito Vincenzo Scarantino alla prima importante deposizione in un processo sulla strage e che "le redini delle indagini" erano "nelle mani di Ilda Boccassini" che "aveva un rapporto personale privilegiato" con l'allora dirigente della Squadra mobile di Palermo Arnaldo La Barbera, che era a capo del gruppo investigativo 'Falcone e Borsellino'. Sono però tanti anche i "non ricordo".

In quasi otto ore di interrogatorio il magistrato ripercorre il periodo delle indagini avviate dalla Procura di Caltanissetta sulle stragi. Occhi puntati in particolare sulle telefonate registrate nella primavera del 1995 con il falso pentito Scarantino. Nelle scorse settimane la Procura di Messina aveva depositato le intercettazioni tra cui quella di Petralia con Scarantino in cui si parla di "preparazione" dell'interrogatorio di Scarantino davanti ai giudici.

"Il termine 'preparazione' è stato equivocato facilmente dai media - dice Petralia - Semplicemente era riferito a una serie di indicazioni su come comportarsi in dibattimento che volevo dare a Scarantino. In altre parole volevo dargli una sorta di codice comportamentale che ogni buon collaboratore di giustizia deve osservare per essere efficace e per deporre in modo dignitoso. Nel caso di specie stavamo celebrando con unici e fragili elementi il primo dibattimento per la strage di via D'Amelio e il soggetto era problematico, con questo chiaramente non intendo dire mentitore volontario, ma un soggetto che aveva molte criticità - spiega Petralia - Quindi bisognava avere particolare attenzione a prepararlo a una efficace esposizione. 'Prepararsi' voleva dire solo questo, certo non significava indurlo a mentire".

Magistrati e investigatori interrogarono Scarantino l'11 maggio 1995, cioè tre giorni dopo la telefonata con il pm Petralia. Il 25 maggio 1995 il falso pentito andò in aula per la sua prima deposizione in Corte d'assise. "Spiegavo a Scarantino che iniziava la fase prodromica della deposizione - dice Petralia - e Scarantino era in una fase di stress. Come ogni pm che si è occupato di processi con collaboratori di giustizia, anche problematici, volevo spiegare a Scarantino che non doveva andare fuori dalle righe e che doveva evitare di replicare e di avere quei codici comportamentali che ogni collaboratore di giustizia deve avere". Poi, il magistrato fa anche autocritica e tiene a precisare che "oggi è relativamente facile cogliere le criticità di quell'indagine. Ma allora c'erano i poliziotti che portavano elementi che avevano suscettibilità di sviluppo investigativo. Loro ci credevano e io non avevo gli strumenti per sospettare una malafede". Buona parte della lunga deposizione è stata dedicata alla figura di Vincenzo Scarantino. Petralia ribadisce più volte di non avere saputo "dei colloqui investigativi". "Non ho conoscenza di colloqui investigativi con Vincenzo Scarantino effettuati dagli investigatori e autorizzati dalla procura di Caltanissetta: ne ho appreso l'esistenza oggi e al processo Borsellino Quater. Ma non ho avuto, nello specifico, contezza di colloqui investigativi effettuati dalle forze di polizia per le indagini di cui ci stiamo occupano", sottolinea.

"Io ho partecipato ai primi due interrogatori di Scarantino del 24 e 29 giugno 1994 - spiega- al carcere di Pianosa con i colleghi della Procura di Caltanissetta, tra cui Ilda Bocassini". E aggiunge: "Ho provato grande stupore, leggendo la sentenza del Borsellino Quater, nell'apprendere di colloqui investigativi precedenti a questi interrogatori".

Nell'udienza di oggi si è anche parlato della intervista rilasciata da Scarantino in cui annunciava per la prima volta la sua ritrattazione. "Mi arrivò la notizia che Scarantino aveva ritrattato quanto ci aveva raccontato sulla strage di via D'Amelio nel corso di una trasmissione televisiva e decisi di andarlo a interrogare subito, perché se ritrattazione doveva essere, questa si sarebbe dovuta fare in udienza non in tv", ha detto Petralia. E il pm Luciani gli chiede: "Come seppe della ritrattazione visto che notificò l'avviso dell'interrogatorio di Scarantino prima ancora che la trasmissione andasse in onda?". "Non ricordo, forse me lo dissero i colleghi", risponde. Le registrazioni furono sequestrate su ordine della magistratura. Ma il provvedimento del sequestro non è mai stato trovato. "C'è agli atti - dice oggi Petralia- ricordo di averlo firmato io. Ricordo che ci chiedemmo se era il caso di sequestrare il supporto magnetico e mi pare di avere disposto sequestro". Ma cosa aveva detto Scarantino quel  26 luglio del 1995 al giornalista Angelo Mangano?" Ho deciso di dire tutta la verità e di non collaborare più perché ho detto tutte bugie. Io sono innocente... Non è vero niente, sono tutti articoli che ho letto sui giornali, e ho inventato tutte queste cose".

Fonte AdnKronos


 

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