"Scarantì, io non le credo": Boccassini deporrà al processo sul depistaggio Borsellino

Già nel 1994 l'allora pm di Caltanissetta aveva intuito che le parole dell'ex picciotto della Guadagna erano false. Venerdì prossimo - 13 dicembre - è attesa come teste, anche se, secondo indiscrezioni, la sua deposizione potrebbe slittare ad altra data

Ilda Boccassini - foto Ansa

"Scarantì, io non le credo". Era il 1994 e l'allora pm di Caltanissetta Ilda Boccassini, che era stata applicata in Procura per le indagini sulle stragi mafiose del 1992, era a colloquio investigativo con Vincenzo Scarantino, l'ex 'picciotto' della Guadagna che aveva iniziato ad accusare alcune persone per la strage Borsellino. Quelle accuse si sono poi rivelate false, ma nel frattempo sette persone hanno scontato fino a 18 anni di carcere da innocenti. E già allora Ilda Boccassini aveva intuito che le parole di Scarantino erano false. Secondo i giudici del processo Borsellino 'quater' le indagini che seguirono la strage furono "il più grande depistaggio della storia d'Italia". A raccontare questo retroscena in aula su Ilda Boccassini, che domani andrà in pensione, era stato, lo scorso giugno, lo stesso Vincenzo Scarantino, al processo sul depistaggio che vede alla sbarra tre poliziotti.

E venerdì prossimo, 13 dicembre, Ilda Boccassini è attesa, come teste, al processo sul depistaggio di Caltanissetta. Anche se, secondo indiscrezioni, la sua deposizione potrebbe slittare ad altra data. Scarantino, nel suo interrogatorio, non aveva chiarito se si trattava di un interrogatorio formale o un colloquio ma aveva ricordato che alla fine dell'incontro, Ilda Boccassini lo osservò e, guardandolo fisso negli occhi, gli disse quella frase: "Scarantì, io non le credo". Nel dicembre del 2015 Ilda Boccassini, deponendo in videoconferenza al processo Borsellino quater, aveva ripetuto le sue perplessità sulla credibilità di Scarantino che però era stato creduto dai pm. "Il pentimento di Scarantino? La prova regina della sua inaffidabilità", aveva detto. E ancora: "Verificare quello che diceva Scarantino non era mio compito, io stavo per andarmene ed ero impegnata in altre attività e quelle spettavano ad altri pm".

Ilda Boccassini inviò anche una lettera alle Procure di Caltanissetta e Palermo. Non solo. Deponendo al processo Borsellino quater, Ilda Boccassini disse: "Perplessità sulla 'caratura di Vincenzo Scarantino erano emerse già nel 1992 ma il suo pentimento del 1994 ne fu la prova regina". Il magistrato raccontò la genesi del colossale errore giudiziario che è costato sette, ingiuste, condanne, quasi tutte all'ergastolo.

"Con il collega Roberto Sajeva mettemmo nero su bianco le nostre perplessità, scrivemmo che si stava imboccando una pista pericolosa, lo dicemmo al procuratore Tinebra, ai colleghi Anna Palma e Nino Di Matteo, lo segnalammo in una nota inviata anche alla Procura di Palermo". "La sua collaborazione - aveva detto - ha determinato in me la convinzione di trovarci davanti a uno che raccontava fregnacce, un soggetto pericoloso nel momento in cui coinvolgeva altri collaboratori di giustizia". "Scarantino - aveva ricordato il teste - faceva arrivare da Pianosa messaggi tramite gli agenti penitenziari ed il procuratore capo, Tinebra discutendo con La Barbera decise di fargli fare dei colloqui. Non c'erano dubbi sulla correttezza di investigativa di La Barbera".

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Fonte: Adnkronos

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