Cronaca

"La mafia voleva sequestrare l'editore del Gds Ardizzone", la rivelazione di Brusca

Il progetto, a scopo di estorsione, non fu mai realizzato. Il pentito Giovanni Brusca è stato sentito durante un'udienza del processo all'editore Mario Ciancio Sanfilippo. Di un piano simile aveva parlato anche Gaspare Spatuzza nel 2014

Giovanni Brusca

"Cosa nostra progettava di sequestrare Ardizzone, l'editore del Giornale di Sicilia" e lo avrebbe fatto “a scopo di estorsione”, ma poi il progetto non andò in porto. È una delle rivelazioni del pentito Giovanni Brusca, sentito oggi nel processo che vede imputato l'imprenditore catanese, e il già direttore de La Sicilia, Mario Ciancio Sanfilippo, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Del piano aveva già parlato il pentito Gaspare Spatuzza nel 2014, nell'ambito del processo sulla trattativa Stato-mafia e lo aveva collocato temporalmente “dopo le stragi del 1992 e del 1993”. Quello di Ardizzone rientrava tra i sequestri che dovevano servire a finanziare le attività illecite della mafia palermitana.

Brusca, rispondendo alle domande del pm Antonino Fanara, ha anche sostenuto che “c’era un ‘articolista’ del giornale che scriveva pezzi a favore dei cugini Salvo”. Loro, secondo quanto ha riferito il pentito, sarebbero stati quelli che avrebbero tenuto i rapporti con la stampa. E inoltre sarebbero stati "l'interfaccia" con il politico Salvo Lima, ucciso nel 1992. Non solo l'informazione, ma anche gli appalti. Cosa nostra, secondo quanto detto da Brusca, aveva messo gli occhi sulla realizzazione di importanti infrastutture.

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